Abruzzo: un’esame di coscienza nazionale
di Rocco Femia
Siamo uno dei paesi più ricchi del mondo, e contemporaneamente uno dei più esposti a pericoli derivanti dalle caratteristiche del suolo e delle acque; ma non ci siamo curati mai di aggiornare le regole e soprattutto non le osserviamo.
Italiani brava gente? Forse lo siamo ancora. A constatare dalle migliaia di persone accorse in Abruzzo per aiutare anche al di là dei loro compiti professionali. Molti hanno dato e daranno denaro e concrete disponibilità, tanti italiani all’estero si sono mobilizzati per aiutare. Alcune istituzioni hanno funzionato a dovere nel soccorso ed altre un po’ meno.
Ma non possiamo davvero esaltarci né assolverci. E non solo per gli orrendi episodi di sciacallaggio. Quello che é più grave é che sono caduti edifici antichi e nuovi, uccidendo centinaia di persone. Gli uni e gli altri costruiti su zone notoriamente sismiche nelle quali si poteva e si doveva agire secondo criteri ben conosciuti non solo in Giappone, ma anche alla nostra tecnologia, trascurata a vantaggio della disinvoltura e della speculazione.
Quanti di noi sapevano prima del terremoto che quindici milioni di italiani vivono in zone a rischio, che il 45 per cento del territorio é catalogato come sismico? Per non parlare delle frane sulle quali si continua a costruire, o le aree alluvionali piene di fabbricati, le terre vulcaniche zeppe di abitazioni. 600 mila persone popolano la zona rossa attorno al Vesuvio. E spesso sono le stesse amministrazioni a convertire con un tratto di penna la realtà pericolosa in zona residenziale, sotto la spinta di pressioni individuali e di gruppo, per avidità di voti, irresponsabilità e corruzione. Si mette troppa sabbia (e in tanti casi sabbia di mare) e poco cemento in molti edifici pubblici, seguendo insipienti procedure di appalto, spesso in un patto turpe tra cattivi amministratori e speculatori immobiliari senza scrupoli, spesso sotto l’occhio di vili vigilanti che dovrebbero controllare. Siamo uno dei paesi più ricchi del mondo, e pure uno dei più esposti a pericoli derivanti dalle caratteristiche del suolo e delle acque; ma non ci siamo mai curati di aggiornare le regole e soprattutto non le osserviamo.
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