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Missione reporter

Missione reporter

di Maurizio Turrioni

Nel 1985 Giancarlo Siani viene ucciso con dieci colpi di pistola. Aveva 26 anni. Faceva il giornalista, o meglio era praticante, abusivo, come amava definirsi. Lavorava per il quotidiano di Napoli Il Mattino. è stato l’unico giornalista ucciso dalla camorra. Il film di Marco Risi « Fortapàsc » racconta i suoi ultimi mesi di vita. Nell’intervista per RADICI il regista ci apre un’intenso spaccato sulla vita di questo reporter che fa riflettere.

La considerazione, amarissima, arriva verso la fine di Fortapàsc : «Guagliò, chisto non é più un Paese da “giornalisti-giornalisti”», dice Sasà, capo cronista della redazione del quotidiano Il Mattino, al praticante Siani. «Questo Paese é per “giornalisti-impiegati”».
L’affondo é pesante. Marco Risi, regista e coautore della pellicola (assieme a Jim Carrington e Andrea Purgatori), non intende però minimizzare. Anzi, rincara la dose. A costo di spiazzare l’interlocutore.
«La recente storia d’Italia dimostra lo scadimento di qualità della nostra informazione. Soprattutto, lo smarrimento dell’impegno civile», osserva il figlio del vate della commedia all’italiana Dino Risi, ritagliatosi lui stesso uno spazio nella nostra cinematografia con film che coniugano spettacolarità e impegno, quali Mery per sempre, Ragazzi fuori, Il muro di gomma (sulla strage di Ustica1) o L’ultimo padrino (per la Tv). «Se é vero che lo stato di salute di una democrazia si misura attraverso la libertà e la combattività dei suoi media, Tv e giornali in testa, allora é chiaro che siamo messi male.»

RADICI: « è per lanciare questo atto d’accusa che lei ha voluto girare Fortapàsc?
Marco Risi: Non é stato lo spunto di partenza. La verità é che, quando Siani fu ammazzato, rimasi molto colpito dalle immagini di questo ragazzo, ferito a morte eppure nella posizione tipica di chi non aveva nulla da nascondere: non si sentiva vittima predestinata, tant’é vero che non godeva di alcun genere di protezione... Che cosa mai poteva aver fatto?
Qual é la risposta che si é dato?
Quella che emerge dalla verità giudiziaria dimostrata dagli inquirenti in otto anni di indagini dopo il delitto. Profondo conoscitore della vita di Torre Annunziata, Siani con i suoi articoli denunciava a voce alta le malefatte di camorristi e politici. In particolare, i dettagli dell’ascesa del boss Valentino Gionta (ora in carcere, condannato all’ergastolo) e la sua traballante alleanza con Lorenzo Nuvoletta (deceduto), amico e referente in Campania della mafia vincente di Totò Riina. Ma a ben vedere, c’é ancora di più... Quando Giancarlo fu ucciso, sparirono delle carte che aveva raccolto per qualcosa che andava oltre i semplici articoli: un libro. Penso si trattasse di ulteriori prove della collusione tra politici e camorristi, nel momento in cui piovevano in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980.

Non c’é il rischio di scadere nel mito, facendo di Siani una sorta d’eroe?
No. Giancarlo era semplice, allegro, gioviale, sempre disponibile. Aveva una parola per chiunque, di conforto o di sprone. Come per l’amico Rico. Era un ragazzo solare, con un solo difetto.
Quale?
Cercava e scriveva notizie. Non si tirava mai indietro. Faceva domande scomode. Magari, nel bel mezzo di una seduta pubblica del Consiglio comunale di Torre Annunziata. Insomma, lui faceva il “giornalista-giornalista”. Siani rimane, in tanti anni, l’unico cronista assassinato dalla camorra. Fa riflettere... »

Le immagini, crude e suggestive, catapultano lo spettatore nella vita quotidiana di un ventiseienne che, nella Napoli caotica e vitale, si batte per conquistare il praticantato giornalistico e arrivare a mettere piede nella redazione centrale de Il Mattino. Su e giù per le viuzze del Vomero e di Torre Annunziata, in moto o su una vetturetta, un’improbabile Citroën Mehari verde pisello.
Giancarlo, (interpretato da Libero Di Rienzo) sembra non avere nulla del cronista d’assalto, se non l’istinto, la tenacia, l’onestà. Qualità che metteranno in crisi i piani della camorra, provocandone la reazione. Una condanna incontro a cui Siani andrà sovrappensiero, canticchiando, preso dalle beghe con l’amico Rico (che vuole strappare alla droga) e dal tira e molla con la fidanzata Daniela. Un ragazzo coraggioso, stritolato da qualcosa più grande di lui.

«Un giglio nel fango», dice Marco Risi, con un sorriso triste. «Ma non perché fosse ingenuo. Era di un’onestà disarmante.

Lei dedica il film a suo padre Dino... Avevamo un rapporto complesso, fatto di alti e bassi. è morto a 91 anni, mentre stavo girando. Poco prima, era venuto a trovarmi sul set, a Napoli. Strano: non lo aveva mai fatto. Mi é parso un segno. Ho voluto ricordarlo con una pellicola che fosse degna della sua memoria.»

Fortapàsc lo é. La conferma all’anteprima del San Carlo, a Napoli: «Giancarlo era così come lo vedrete nel film: allegro, divertente, ma pure serio e impegnato. Gli piaceva fare il “giornalista-giornalista”», ha ricordato il fratello di Siani, commosso. «Marco Risi é riuscito a cogliere, pur senza averlo conosciuto, tante sfumature del suo carattere. E lo ha fatto come fa un “regista-regista”. Voglio dedicare il film alle vittime di tutte le mafie.» M.T.

1 désastre aérien survenu en 1980 au large de l’île sicilienne de Ustica, sur lequel la lumiére n’a jamais été faite. Parmi les victimes, des militaires de haut rang. L’avion civil qui les transportait a-t-il été frappé par un missile ? Si oui, de quelle provenance ? Lybienne, étasunienne, italienne, française..?

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