» Media, linguaggi da decifrare
Par
Valentina Tesi
I quotidiani italiani non sempre fanno prova di chiarezza. Vari libri fanno luce non solo sulle invenzioni della carta stampata, ma anche sulle manie linguistiche di cui sono spesso protagonisti.
Da tempo ormai i quotidiani italiani
combattono tra loro strenue battaglie. Sfide basate sempre
meno sulla qualità degli articoli e sempre di più sugli
“omaggi”. Nelle edicole un disordinato schiamazzo di CD
audio, CD-ROM, libri, VHS e DVD allegati ai quotidiani
spesso infastidiscono il lettore che desidera solo comprare
il giornale e leggerlo.
Ma cosa legge l’italiano medio, oggi? Come parlano i quotidiani? Cosa
è cambiato nel linguaggio giornalistico di questi ultimi decenni? Il tema,
ultimamente, ha affascinato diversi studiosi e osservatori. Una ricerca
compiuta esaminando 33 quotidiani nazionali tra il 1998 e il 2003 ha portato
alla pubblicazione di un vero e proprio codice di consultazione per traduttori,
interpreti, studiosi, amanti della cultura italiana mediatica: Neologismi
quotidiani. Un dizionario a cavallo del millennio, un volume dell’editore
fiorentino Leo Olschki. Gli autori, Giovanni Adamo e Valeria Della Valle,
hanno censito la lingua dei quotidiani, raccogliendo 10.710 citazioni
giornalistiche e oltre 5.000 voci: dalla prima, abbassa-colesterolo, all’ultima
zupperia (locale dove si servono zuppe: la parola è datata luglio 2002).
Ogni termine è presentato con la frase che lo contiene, il quotidiano
di provenienza, le caratteristiche grammaticali dettagliate, i modelli
a cui si ispira. Si apre così un panorama interessante non solo su tutte
le invenzioni italiane della carta stampata, ma anche sulle manie linguistiche
che circolano, dando origine a parole sempre nuove, grazie a criteri costanti
di formazione dei termini.
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