Revue d'actualité, culture et civilisation italiennes

 
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Italie

» È italiano o dialetto?
Par François-Régis Lorenzo
I dizionari ci dicono: la Penisola è una lingua di terra. Quello che non ci dicono, da fedeli guardiani del volgare toscano: l’Italia è una terra di lingue! Una, dieci cento lingue, che s’inventano ogni giorno. Sordi, Verdone, Guzzanti ecco i veri “accademici della Crusca!”. Ci regalano espressioni saporite, colorite e vive che ci invidiano gli studiosi di lingue morte!

È passato poco più di un anno dalla scomparsa di Alberto Sordi, che l’Italia chiamava anche Albertone. Terminate le celebrazioni si è continuato a parlare di lui e… come lui. Ci si è accorti infatti che i suoi film hanno lasciato nell’italiano comune una serie di espressioni che ormai si trovano nei discorsi di tutti, dal Nord al Sud, senza distinzione. Vi può quindi capitare di frequentare conoscenti di Milano e di sentirli dire: “ Ammazza! ”. È un’espressione romanesca, sì: ma in tutta Italia è usata per sottolineare scherzosamente l’eccezionalità di un fatto. Proviene dal famoso (e l’intera espressione ancora ricorre): “Ammazza che fusto!” del film Un giorno in pretura, che Alberto Sordi interpretò nel 1953. Oppure potrà capitarvi di sentire un italiano che scherzosamente allontana da sé dicendo: “ Pussa via, brutta bertuccia! ”. L’espressione serve per allontanare con veemenza un pò comica e venne usata da Sordi in Il segno di Venere di Dino Risi, del 1955. Un altro modo di dire, dal celebre La grande guerra di Mario Monicelli, che Sordi interpretò con Vittorio Gassman nel 1959, è entrato a far parte delle espressioni ironiche italiane, ripreso in televisione anche da Maurizio Costanzo: “ Bboni, bboni, state bboni.. ”: adatto a cani, persone, amici, automobilisti arrabbiati. Sono celeberrimi anche i dialoghi tra Albertone e un piatto enorme di spaghetti in Un americano a Roma (1954). Gli spaghetti, avvicinati minacciosamente dal protagonista Nando Moriconi, vengono apostrofati così: “M’avete provocato? E io ve te magno! ” (“E io vi mangio”).

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