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» L’Università Italiana
Par Romain Camisassi

Tanta buona volontà, ma troppe difficoltà pratiche. Fino a poco tempo fa, studiare nelle università italiane veniva descritto così. Secondo l’ultimo rapporto del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, questa immagine sta cambiando molto.
Tre anni fa è stata introdotta una riforma radicale, che ha diviso il ciclo di studi in tre anni di laurea breve più due di specializzazione. I buoni risultati non si sono fatti attendere: nuove facoltà, più studenti iscritti e, soprattutto, più laureati. In aumento anche la frequenza regolare e le borse di studio per l’estero. In diminuzione, invece, i fuori corso. Per l’anno accademico 2003-2004 si è iscritto all’università il 73 per cento dei diplomati, contro il 66,5 per cento del 2000. Sempre nel 2003, più di 200.000 studenti hanno portato a compimento il ciclo universitario, con un aumento del 26 per cento rispetto all’anno precedente. Record purtroppo ancora negativi riguardano le strutture insufficenti e, in particolare, il numero delle aule e dei posti a sedere. Le facoltà di Sociologia e Giurisprudenza, invece, hanno il maggior numero di studenti che, in un anno, non hanno sostenuto neanche un esame.

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