» Carlo Cassola (1917-1987)
Par Cristina Noacco
Nato a Roma da padre lombardo e da madre toscana,
Cassola passa una buona parte della sua adolescenza a Volterra.
Ed è proprio qui, nel 1940, che incomincia la sua partecipazione
alla Resistenza. Precedentemente, negli anni ‘30, aveva
collaborato con diverse riviste letterarie come Meridiano, a
Roma, e Letteratura. Dopo una breve pausa, Cassola si rimette
a scrivere ed insegna nello stesso tempo filosofia in un liceo
di Grosseto. Di questi anni è lo scritto «Baba»
(1946), «I vecchi compagni» (1953), «Fausto
e Anna» (1952). È una fase in cui lo scrittore
si allontana dalle tematiche puramente storiche per scoprire
i temi intimisti. Cassola è un rappresentante importante
della corrente chiamata realismo subliminale, nel quale sono
associate realtà quotidiane e situazioni attraverso le
quali si disegna il destino dell’uomo con le sue sofferenze
e le sue debolezze. In questo, Cassola ebbe un maestro d’eccezione:
James Joyce il quale, nel suo libro «Gente di Dublino»,
illustra giustamente questo tipo di situazione. A18 anni dalla
sua morte, Cassola, che dagli intellettuali suoi contemporanei
veniva considerato con un certo disprezzo, uno scrittore sì
di sinistra, ma troppo sentimentale, ha resistito alle critiche
grazie alla sua letteratura, e i suoi libri sono ancora letture
fresche e piacevoli, non prive di pregi e di una solida struttura
narrativa.
Il testo proposto in questo numero di
RADICI è estratto dal libro La ragazza di Bube (1960)
Rizzoli ed., 1960, pp. 253
Pubblicato nel 1960, il romanzo
è una delle classiche letture sui primi anni del Dopoguerra.
Di questo romanzo possiamo leggere la prima pagina, in cui l’autore
ci presenta la protagonista, con il suo carattere acerbo e testardo.
La narrazione ripresenta luoghi e situazioni vissute dall’autore
che fu partigiano. Lo stile è scarno e semplice, le frasi
sono brevi. La coloritura è affidata ai dialoghi, altrettanto
semplici e immediati, ma proprio per questo adatti a esprimere
i sentimenti dei personaggi, tormentati e altamente drammatici.
L’originalità sta forse nel presentare il punto
di vista di una ragazza di sedici anni, Mara, che vive in un
piccolo paesino della Toscana. A pochi mesi dalla fine della
guerra la sua famiglia riceve la visita di Bube, compagno d’armi
del fratello morto partigiano. Mara è bella e i due si
innamorano. Bube è un giovane piuttosto impulsivo, e
durante un litigio uccide un maresciallo dei carabinieri dal
passato fascista. Il giovane è costretto a scappare.
E solo a questo punto che Mara , vera protagonista del romanzo,
ricambia il suo amore. L’allontanamento di Bube prima
all’estero in Francia e poi in carcere la trasformano.
Da ragazza spensierata e capricciosa, prende coscienza e inizia
a vivere una propria vita indipendente.
L’ambientazione è quella dei film neorealisti:
una miseria polverosa e ignorante, fatta di abiti strappati.
Anche se impostato su una vicenda sentimentale, il romanzo ci
riporta al periodo in cui gli ex fascisti cercano di tornare
al potere, mentre i comunisti lottano per non tradire il senso
della Resistenza.
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