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Radici d'Italia
Radici d'Italia: Ousmane Dabo

» Là dove c’era... l’erba
Par Paolo Crepaz

Ripulire i campi di gioco da ogni forma di violenza: con quali strumenti?

«Cambiare cultura. Non moviole su moviole, ma insegnare ad analizzare tecnicamente il calcio in tv ». Carlo Ancelotti, dopo Inter-Milan, all’indomani dell’ennesimo disgustoso spettacolo di violenza da stadio, ha una ricetta tecnica. « Noi giocatori dobbiamo comportarci bene in campo » ribatte Shevchenko. « Chiuderemo gli stadi e faremo giocare a porte chiuse » minaccia Pisanu, Ministro degli Interni. « Non abbiamo competenze di polizia: quando entrano 83 mila persone in un’ora il controllo è difficile. In Inghilterra i tifosi sono puniti più severamente » gli fa eco il presidente dell’Inter Giacinto Facchetti.
In Italia si pagano circa 10 mila agenti ogni domenica per la sicurezza degli stadi. Controlli minuziosi, punizioni esemplari, cancelli chiusi: rivendicare allo sport una valenza educativa per le giovani generazioni si fa sempre più difficile. Solo un incosciente porterebbe oggi i figli allo stadio. Pur cercando di uscire dalla trappola emotiva di certi episodi, occorre ammettere che dopo lo spettacolo offerto quest’anno sull’erba di San Siro, vergognosamente strapazzata da bengala, fumogeni, monetine, ombrelli e bottiglie, le responsabilità sono state rimpallate più del pallone. Le indiscrezioni sulla possibilità che la partita potesse essere interrotta dagli ultrà nerazzurri in caso di risultato negativo dell’Inter, filtrate un paio d’ore prima della partita, confermano una diffusa mentalità antisportiva, una volontà di violenza, un ingiustificato strapotere in mano ai tifosi. Esaltato dalla crescente politicizzazione nel nostro paese degli oltre 60 mila tifosi organizzati: svastiche e bandiere rosse con falce e martello campeggiano sulle gradinate. Pretesti, vecchi e nuovi, per giustificare l’obiettivo di sfogare ribellione e violenza e guadagnarsi la promozione di «duri» agli occhi del teppismo organizzato. Non vi è un paese in Europa in cui l’immagine del calcio sia associata ad un’idea così aberrante di violenza, di odio verso squadre, tesserati, tifosi di un altro colore, di diffamazione e scandalismo su chiunque.

Retrouvez la suite de l'article et l'interview de Ousmane Dabo dans Radici.

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