» Alessandro
Baricco
Par Cristina Noacco
Torinese nato nel 1958, Baricco è uno
degli autori italiani di maggior successo dell’ultimo
decennio. Dopo aver pubblicato studi di critica musicale
dedicati a Rossini (“Il genio in fuga”) e
al rapporto tra musica e modernità (“L’anima
di Hegel e le mucche del Wisconsin”), esordisce
in letteratura con il libro Castelli di rabbia con il
quale vince il Premio Campiello e il Prix Medicis étranger
nel 1995, ottenendo un grande successo soprattutto in
Francia e nel nord Europa. Nel 1993 pubblica Oceano mare,
vincendo il Premio Viareggio, seguito da Seta nel 1996,
e nel 1999, da City. La sua ultima opera letteraria è
Senza sangue (2002), un breve racconto-romanzo sulla guerra
e la vendetta. Scrive e collabora per il teatro, e ha
già ideato e condotto varie trasmissioni televisive.
Per il teatro, nel 1994 Baricco compone Novecento, un
monologo, un racconto dal quale è stato tratto
un film, La leggenda del pianista sull’oceano di
Giuseppe Tornatore. In questi ultimi anni il regista John
Madden ha lavorato all’adattamento cinematografico
del racconto Seta di cui presentiamo questo mese un estratto.
Il testo, dal libro
Seta
1996,
Rizzoli ed., pp. 100
lingua: molto facile - genere: romanzo
Hervé Joncour prese a camminare
nell’ombra che gli alberi, intorno e sopra di lui,
tagliavano via dalla luce del giorno. Si fermò
soltanto quando d’improvviso la vegetazione si aprì,
per un istante, come una finestra, sul bordo del sentiero.
Si vedeva un lago, una trentina di metri più in
basso. E sulla riva del lago, accovacciati per terra,
di spalle, Hara Kei e una donna in un abito color arancio,
i capelli sciolti sulle spalle. Nell’istante in
cui Hervé Joncour la vide, lei si voltò,
lentamente e per un attimo, giusto il tempo di incrociare
il suo sguardo.
I suoi occhi non avevano un taglio orientale, e il suo
volto era il volto di una ragazzina.
Hervé Joncour riprese a camminare, nel folto del
bosco, e quando ne uscì si trovò sul bordo
del lago. Pochi passi davanti a lui, Hara Kei, solo, di
spalle, sedeva immobile, vestito di nero. Accanto a lui
c’era un abito color arancio, abbandonato in terra,
e due sandali di paglia. Hervé Joncour si avvicinò.
Minuscole onde circolari posavano l’acqua del lago
sulla riva, come spedite, lì, da lontano.
Il mio amico francese –, mormorò Hara Kei,
senza voltarsi.
Retrouvez la suite
de l'article dans Radici