» Italo Calvino
a vent’anni dalla morte
Par Romain Camisassi
«D’una
città non godi le sette o le settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà a una tua domanda»:
questa è solo una tra le tante frasi celebri di Italo
Calvino.
Dello scrittore schivo, composto, dallo stile pieno di forza
e fantasia l’Italia celebra il ventennale della morte,
avvenuta il 19 settembre 1985. Le commemorazioni però
sono iniziate da mesi: nei teatri, dove sono stati rappresentati
spettacoli tratti dalle sue opere e sulla sua vita, e nelle
università, dove molti sono stati i convegni sulla sua
figura. La diffusione dei suoi romanzi e dei suoi racconti era
del resto già iniziata quando Calvino era in vita: dal
Barone rampante al Cavaliere inesistente, dalle Città
invisibili a Marcovaldo, passando per Se una notte d’inverno
un viaggiatore, senza dimenticare le celebri Fiabe italiane.
Quelle Lezioni americane che avrebbe dovuto tenere ad Harvard
e alle quali stava lavorando quando fu colpito da emorragia
cerebrale, hanno fatto poi storia e cultura, ultimo scritto
di uno tra gli autori più tradotti della letteratura
italiana. A Calvino l’Italia, e in particolare il mondo
della letteratura, non cessano di riconoscere la capacità
singolare di rendere la complessità misteriosa e fantastica
del mondo postmoderno attraverso una scrittura precisa, nitida,
lineare, accessibile a tutti. Era nato a Cuba nel 1923 da un
agronomo e una botanica italiani, ma presto era tornato nella
patria dei genitori, a Sanremo, in Liguria. Genova allestisce
una mostra dei suoi scritti e della sua vita; Sanremo continua
le celebrazioni, seguitando gli incontri con scrittori che si
svolgono da mesi, mentre da Parigi a Città del Messico,
nei convegni e sui giornali, si riflette ancora sulla sua opera.