Revue d'actualité, culture et civilisation italiennes

 
 
Sommaire
 Edito
 Brev'Italia
 Itinéraires
 Arte
 Politica
 Economia
 Società
 Storia di ieri e di  oggi
 Cinéma
 Musica
 Sport
 Lingua Viva
 Saveurs
 Botteghino
 L'auteur du mois
 Espresso
 Rendez-vous ...

 

 

 
Itinéraires

Imprimer

Envoyer

Radici d'Italia: Portogruaro
Radici d'Italia: Portogruaro

» Portogruaro: l’avamposto del Doge
Par Alessio Alessandrini
Dal nome “Gruaro” (campo alluvionale) allo stormo di gru nel cielo medievale, passando per la gloria passata dei traffici fra Austria e Venezia, la città di Portograuro guarda al futuro grazie anche al recente titolo di “Città d’Arte”.

Da pochi giorni Portogruaro può fregiarsi del prestigioso titolo di “Città d’arte”. Non lo è certo da oggi. Ma oggi ne ha ricevuto la patente ufficiale da parte della Provincia di Venezia.
Capoluogo di un territorio che comprende altri dieci Comuni e che costituisce la parte più orientale della Regione del Veneto, quasi un enclave nel Friuli tra i fiumi Livenza e Tagliamento, un territorio altrimenti illustre per i vini di Lison e Pramaggiore e per le spiagge di Caorle e di Bilione, di squisitamente “suo” Portogruaro mette la calda venezianità del suo centro storico ricco, ospitale e per molti versi sorprendente. Per tutti coloro che ci arrivano per la prima volta costituisce una vera e propria scoperta. Difficile dire tra le tante individualità, tra le molteplici architetture, tra le curiosità disseminate in tutti gli angoli, tra qualche perdonabile eccentricità, quale sia la più tipica, la più raccomandabile, la più esclusiva, la più “portogruarese”. Basterebbero le grandi e piccole palme del “liston”, la passeggiata centrale, e le file serrate dei portici che ne accompagnano le fughe in prospettiva, a fare di Portogruaro la più mediterranea delle cittadine continentali e la più europea delle cittadine mediterranee. Un po’ come essere al tempo stesso a Spalato e a Berna. Di certo comunque è la più veneziana delle cittadine venete. Di “venezie” in giro per il mondo ce ne sono tante: “venezie” del nord; “venezie” d’oriente; per non dire della Venezia ricostruita con dubbio gusto (e senza pagare alcuna royalty a quella originale) nel bel mezzo delle case da gioco di Las Vegas…. Dovunque vi siano acque e canali è pronto il nomignolo di “Piccola Venezia”. Ebbene a Portogruaro grand’acqua non c’è. Il fiume Lemene che l’attraversa si fa spettacolare protagonista solo tra gli antichi molini di via Roma e dietro il municipio. Di gondole neanche parlarne. Eppure vi circola una venezianità più intima ed autentica: la si respira nell’aria; la si legge sulle ricamate trifore dei palazzi ; la si incontra per via nella parlata dei suoi abitanti, così aristocraticamente distante dal ruvido friulano del contado circostante. Non a caso, quando vi giunse nel 1420 la Serenissima Repubblica con i suoi alati leoni di pietra, non fu una vera e propria occupazione militare. Anzi il Doge vi entrò da vecchi amico più che da conquistatore. Già da molto tempo infatti la prosperità del libero Comune era affidata ai traffici mercantili con Venezia. La città aveva un porto fluviale che poi sarebbe diventato più importante ancora con la costruzione dell’animato “fontego”. I guadagni di quei commerci che sfruttavano l’esclusiva concessa dalla serenissima consentirono a Portogruaro di dotarsi di quasi tutto quello che oggi la fa essere Città d’arte. I vecchi ponti in legno sul Lemene vennero sostituito da ponti in pietra prima ancora che lo facesse Venezia: ne è testimone un famoso quadro di Carpaccio che ritrae nello stesso periodo il ponte di Rialto ancora completamente di legno… Il gotico palazzo comunale a merli ghibellini venne ingrandito, assumendo l’inconfondibile aspetto attuale. Le chiese si andarono arricchendo di dipinti commissionati direttamente ai maestri del capoluogo lagunate: da Cima da Conegliano (oggi alla National Gallery di Londra), a Palma il Giovane a Leandro Bassano. Le due vie parallele al fiume andarono rivaleggiando in gotico e rinascimentale, in capitelli bizantini e in bassorilievi romani, recuperati nella vicina Iulia Concordia di romana memoria ed incastonati nei muri dei nuovi palazzi. Insomma a questo punto nessun cantore di questa città può sottrarsi alla scontata citazione dello scrittore ottocentesco Ippolito Nievo, che nelle sue “Confessioni di un Italiano” osserva che “Portogruaro non era l’ultima tra le piccole città di terraferma nelle quali il tipo della Serenissima Dominante era copiato e ricalcato con ogni possibile fedeltà. Le case, grandi e spaziose col triplice finestrone in mezzo, si allineavano ai due lati delle contrade, in maniera che soltanto l’acqua mancava per completare la somiglianza con Venezia”.

Retrouvez la suite de l'article dans Radici!

Article suivant » Splendeurs de Venise
Editalie Sarl © 2005 - Tous droits réservés

.:ABONNEMENT:.

6 n°: 30€/an
::Commander::





18€
(frais de port inclus)



Partenaires


Venexia


Casa d'Italia


Cosi Fan Tutte


Pizzeria La Romantica