» Il commercio
equo solidale in Italia
Par Maurizio Targa
C’è
un nuovo modo di produrre, commercializzare e acquistare
prodotti con maggiore sensibilità e attenzione
verso le tematiche sociali e ambientali, quali il lavoro
minorile, lo sfruttamento, e il rispetto dell’ambiente.
Questo commercio è chiamato equo
e solidale e coinvolge i produttori dei paesi in via di
sviluppo e gli acquirenti dei paesi ricchi, pronti a spendere
più soldi per prodotti che rispettano le regole
del commercio equo-solidale, (chiamato anche CE o fair
trade). Scopo del CE non è il profitto, ma la promozione
della giustizia sociale ed economica, la rinuncia allo
sfruttamento dei minorenni, il rispetto della persona,
dell’ambiente e l’educazione dei consumatori
dei paesi del Nord del pianeta ad un commercio alternativo,
a “misura d’uomo.” La lista delle merci
in commercio è varia. Si va dai prodotti artigianali
a quelli agricoli (caffè, tè, zucchero di
canna, cacao, miele, orzo, frutta secca, infusi (camomilla,
menta) spezie (pepe), banane e altri ancora. I soggetti
coinvolti sono i produttori, i lavoratori, le Botteghe
del Mondo, gli importatori e i consumatori, legati tra
di loro. I produttori sono raggruppati in 135 organizzazioni
e le loro merci vengono smerciate dagli importatori, anch’essi
raggruppati. Nelle Botteghe del Mondo i prodotti vengono
infine venduti al dettaglio.
Gli operatori del CE sono presenti in 25 paesi del mondo
e sono formati quasi totalmente da soggetti no-profit,
cooperative e consorzi di cooperative che hanno come obbligo
la redistribuzione dei profitti. Sempre più consumatori
occidentali sono sensibili al CE. Si stima che in Europa
il 15% dei consumatori è pronto a spendere più
soldi per un prodotto, se questo risponde al principio
di solidarietà. L’obbiettivo è quello
dunque di allargare il CE, per aiutare così i Paesi
del Sud del pianeta allo sviluppo sociale ed economico.