» L’archeologo degli orti perduti
La pera moscatella nel
giardino di Livio Dalla Ragione, 83 anni, a prima vista
ha tutto l’aspetto di una comunissima pera. Invece risale
alla metà del 1600, quando questo frutto era
diffuso nei giardini di Lorenzo il Magnifico, in
Toscana.
Una vita quella del signor Livio, dedicata
a far rinascere ciò che è stato distrutto dall’agricoltura
industrializzata. È per questo motivo che lo chiamano
l’archeologo delle piante. Il frutteto da lui creato
si trova a 60 km da Perugia. È sua anche la fondazione
di uno dei primissimi musei di cultura popolare in Italia.
Il suo orto è un vero e proprio eden in cui crescono
250 specie di piante minacciate di scomparire. Vi maturano
le saporitissime verdacchie, il rarissimo azzeruolo,
coltivato già negli orti delle antiche famiglie
romane. Ci sono poi le susine damascene, importate in
Europa all’epoca delle crociate, la succosissima
pesca della vigna, servita in salamoia ai banchetti rinascimentali,
la toscanissima pera del curato e la dolcissima uva moscatella,
nota ai botanici del 1500. Il lavoro di Livio è veramente
encomiabile, se si pensa che in Italia si sono estinte
circa la metà delle 8.000 varietà che popolavano
i giardini e gli orti nel passato.
Ma qui sono le specie più rare? Senza dubbio la mela bianchina e la pera
briaca, che Durante da Gualdo usava per fare il vino perchè se andava
a fondo significava che il vino era puro, se restava a galla significava che
era mischiato ad acqua.
Per sostenere l’attività di Livio Dalla Ragione è possibile
l’adozione a distanza di una pianta.
Per informazioni:
www.archeologiaarborea.org
tel. (0039) 075 8553867