» Adolescenti, tra schermi e quotidianità
par Antonella Biglietto
Hanno
grande dimestichezza con le moderne tecnologie, amano
viaggiare e conoscere realtà diverse dalla propria, sognano di diventare ricchi e famosi ma, troppo presi da Tv, SMS e confidenze con gli amici, si trattengono a lungo accanto a “mamma” e “papà”.
Istintivi, irruenti, sognatori e anche un po’ musoni, si affacciano alla vita con tutta l’energia e l’entusiasmo di cui sono capaci, qualche volta mordendola, qualche altra lasciandosi semplicemente trascinare, seguendo il corso di un’età di passaggio in cui l’etichetta di “ragazzini” comincia a stare un po’ stretta e quella di “adulti” è ancora troppo larga.
Come se offrissero una fotografia del loro tempo, gli adolescenti dicono molto del contesto e della storia che vivono: ci hanno parlato del consumismo e dei frutti del benessere nel corso degli anni ’80, dell’importanza dello studio e della carriera in quelli ’90 e adesso, cosa ci dicono della nostra epoca i giovani di oggi?
Osservandoli camminare per le strade delle città italiane si ha come l’impressione che gli spensierati ragazzi di una volta si siano trasformati in un popolo di piccoli adulti, suddivisi in stuoli di fanciulle ammiccanti e ben truccate e schiere di bulletti spettinati dall’aria un po’ spavalda, tutti presi dalla voglia di dimostrare di avere il mondo in pugno, più che di essere in cerca di un proprio mondo.
Il desiderio di bruciare le tappe e di esibire una certa spavalderia sono tipici degli adolescenti di tutti i tempi, ma non c’è soltanto questo nel modo in cui i ragazzi italiani hanno scelto di vivere la loro età. Come abituati a una certa “agiatezza”, il loro continuo bisogno di stimoli e di novità non sembra più poter essere semplicemente appagato inseguendo mode e oggetti all’ultimo grido. Molti chiamano in causa la globalizzazione o l’avvento della multimedialità, pensando al modo in cui tali fenomeni hanno permesso ai ragazzi di guardare oltre la loro piccola realtà di residenza, scoprendo nuovi mondi e trovando alternative al loro quotidiano.
Ma è davvero così lontano che i giovani d’oggi cercano le loro risposte?
Se pensiamo ad esempio al fenomeno di Internet, senza dubbio tra i principali fautori della caduta delle barriere geografiche e culturali, abbiamo una prima idea di come questo canale di comunicazione rivoluzionario non abbia poi alla fine soppiantato certe tradizioni più “classiche”. Visto come una finestra spalancata sull’universo, grazie alla quale informarsi e comunicare, per i ragazzi italiani l’on line non rappresenta più di tanto una dimensione parallela o un sostituto della realtà, come accade invece per molti coetanei d’oltre confine. Strano a dirsi, ma i nostri giovani non sembrano voler rinunciare, almeno per ora, alla “normalità” di incontri veri e tangibili dove, aiutati dall’arte del gesticolare, possono dire di più che con mille parole, anche a costo di apparire un po’ buffi.
E’ in questo bisogno di chiacchiere “reali”, allora, che si spiega la mania per il telefono cellulare, l’altra grande innovazione della loro epoca? Oppure è un’ “eredità genetica”, visto che l’Italia vanta l’indiscusso primato europeo nel campo con una media di 2,2 apparecchi nell’87% delle famiglie? Difficile trovare una risposta, ciò che è certo è che anche i più giovani si siano arresi alla forza di uno strumento che utilizzano dal risveglio fino a un attimo prima di addormentarsi, che tengono acceso nel bel mezzo di una lezione scolastica e che li induce a tradurre in sms ogni singolo evento della loro giornata. Sarà anche il tramite per mantenere vivi i rapporti col proprio entourage, come molti di loro dichiarano, ma come hanno fatto fino ad ora le tante generazioni di “sfortunati” adolescenti
che ne erano sprovvisti?
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