» Lampedusa, l’approdo dei disperati
par Francesco Anfossi
Viaggio
nell’isola più vicina all’Africa che all’Italia, dove si conclude l’esodo silenzioso e tragico dei migranti clandestini provenienti dal Sud del mondo. Dall’inizio dell’estate
sono sbarcati oltre tredicimila clandestini, uomini,
donne e bambini traditi e sfruttati dai trafficanti.
Ce l’hanno fatta, sono vivi, anche se sembrano più morti che vivi: disidratati, stremati, lo sguardo opaco e smarrito di chi ancora non crede alla propria salvezza. Sbarcano sul molo davanti a una piccola folla di soccorritori e turisti che trattiene il fiato, in un silenzio interrotto solo dalle sirene dei pescherecci. Si siedono, si accovacciano, si sdraiano esausti sotto il gazebo bianco della Croce rossa per un sorso d’acqua e le prime cure, salgono docili sul pulmino della Misericordia di Palermo che li porterà al Centro di accoglienza per un pasto caldo. Hanno attraversato per giorni un deserto di sabbia e galleggiato per ore e ore in un deserto d’acqua. Non è stato un viaggio, nessuno si imbarca per un viaggio perché ogni imbarco non prevede mai una destinazione, alla fine c’è sempre e solo un naufragio. Il loro è stato
baciato dalla buona sorte: un elicottero li ha avvistati
e una motovedetta ha lanciato una fune per trainarli
fino a qui. Sono giovani eritrei, fuggono dalla miseria
e da un servizio di leva che li costringerebbe a imbracciare
le armi per decenni. Erano in 28 su una barca rossa
e blu in avaria che ora dondola ormeggiata di fianco
a una lampara.
(…) Un esodo senza fine: tredicimila arrivi solo dall’inizio dell’estate. (…) La dolce vita settembrina dei turisti è a
pochi metri dal molo: anime, sorrisi, lacrime, desideri
e speranze che si incrociano, quasi si sfiorano, ma
non si incontrano.
Oltre un approdo al giorno.
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