» Niente Tocai?
Lo stesso nome, o quasi. In Ungheria esiste
il Tokaj, in Italia, il Tocai, tutti e due sono vini…
e tutti e due sono molto apprezzati. Anche se sono vini diversi
tra loro, il governo ungherese ha chiesto ed ottenuto dall’Unione
europea la tutela di uno dei prodotti più conosciuti
del paese.
La Corte europea del Lussemburgo ha infatti stabilito che, dal
prossimo anno, il Tocai italiano non potrà chiamarsi
più così. Il vino, tipico del Friuli Venezia Giulia,
è un bianco chiaro, delicato, dal sapore asciutto e poco
amaro. Il vino ungherese, invece, è un passito liquoroso,
molto alcolico. Due stili diversi, due ortografie diverse, ma
il rischio di confondere il consumatore esisteva, o almeno così
ha ritenuto l’Unione europea, che da sempre tutela i prodotti
tipici di ogni paese. Come hanno reagito alla notizia i friulani?
Molto male. « Il Tocai è uno dei simboli della
cultura, della storia e della tradizione di questa regione »
- ci ha detto Luigi Soini (foto sopra), direttore generale delle
Cantine Produttori di Cormòns, una delle più famose
del Friuli. Parla di vera e propria ingiustizia: «non
vogliamo i soldi del risarcimento previsti dallo stato italiano
e dalla Regione, ma il nome Tocai da utilizzare per sempre».
Accettare il risarcimento dello stato italiano e delle regioni,
è visto dal Soini come un segno di poca lungimiranza.
A rendere più amara e insopportabile la sentenza è
l’assurdo che si verificherà a partire dal 31 marzo
del 2007, nel vedere bottiglie di Tocai friulano prodotte in
Australia, Argentina e Stati Uniti, liberamente in vendita e
senza nessun divieto, solo perché la sentenza della corte
europea è valida nell’ambito dell’Europa.
Nonostante le difficoltà la battaglia non sembra per
niente finita dato che molti produttori hanno deciso di fare
appello.