» Speciale Natale
par Valentina Tesi
La leggenda
La leggenda del vischio, fiaba del Trentino
C’era una volta, in un paese tra i monti,
un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai
sposato e non aveva più nessun amico. Per tutta la vita
era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno
all’amicizia e ai rapporti umani. L’andamento dei
suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte
dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro
che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre più soldi, a volte si comportava in
modo disonesto e approfittava della ingenuità di alcune
persone. Ma tanto a lui non importava, perché non andava
mai oltre le apparenze.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli
interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo
motivo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante
non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni,
decise di uscire a fare una passeggiata.
Cominciò a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose
di bambini e canti.
La poesia
Natale, di Giuseppe Ungaretti (1888-1970)
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare.
Il racconto
Natale in famiglia, di Marcello Marchesi (1912-1978).
da Sette zie, Milano 1977 (Rusconi editore)
A Natale, nella cappelletta di famiglia, un
bugigattolo dietro la camera oscura, le zie preparavano il presepio.
Ognuna con un incarico preciso. Zia Ida, con carta colorata,
scatole e vellutello, modellava il paesaggio nella sua struttura
geografica. Una valle, due collinette, la grotta. Le opere idriche,
il fiumiciattolo, la fontana con lo zampillo di vetro, perfino
la cascatella: compito di zia Velia. Le casette di sughero,
gli alberelli: zia Elettra. Gli effetti di luce erano attributo
di non so chi, non ricordo, però ho presente zia Nannina
che dipingeva il cielo stellato e soprattutto zia Egilia, la
grande sarta che si dedicava alla stella cometa a cui applicava
un enorme strascico, come ad una sposa. Poi il resto, le statuette,
le pecorelle, i Re Magi li comperavano a turno in piazza Navona.
Zio Guido invece, nel salotto grande, si dedicava all’albero
di Natale, lo chiamava l’albero di Santa Klaus, diceva
che era una bella usanza pagana, del nord. Per me andava bene
tutto. Io beneficiavo del doppio rito. A Roma il giorno più
importante è il 24, la vigilia, la notte, il cenone,
la festa. A Milano, invece, è proprio il giorno di Natale,
il 25.
Retrouvez la suite de l'article dans Radici!