» Intervista A
Riccardo Cocciante
Canto l’amore puro
Giulietta e Romeo secondo il piccolo principe
par Maurizio Targa
Notre Dame de Paris ha varcato ogni frontiera,
conquistando il pubblico del mondo intero e visto da più
di 15 milioni di spettatori. Riccardo Cocciante sta ora preparando
«Giulietta e Romeo», che promette di eguagliarne
se non superarne i fasti. All’apertura del casting per
la scelta dei protagonisti, ha accettato di confidare in esclusiva
a RADICI le sue
scelte e le sue speranze intorno aquesta sua nuova opera.
Dopo Notre Dame, «Giulietta e Romeo»: l’amore
è forse tragedia per Riccardo Cocciante?
Sono contesti differenti. Nella tragedia di Esmeralda e Quasimodo
c’è il dramma della diversità. Quasimodo,
il gobbo della cattedrale, è un emarginato a causa della
sua mostruosità fisica, e lo è la stessa Esmeralda,
zingara che vive ai margini della società. In Giulietta
e Romeo c’è invece la sublimazione dell’amore,
l’amore che muore ma resta immenso ed incontaminato da
passioni, interessi, pressioni familiari e tutto ciò
che può sporcarlo.
Pur essendo fedele all’opera originale,
il finale del suo Giulietta e Romeo è diverso. Giulietta
non si trafigge con il pugnale, ma muore di crepacuore sul cadavere
di Romeo. Perché?
E’ stata un’idea di Pasquale Panella, (autore dei
testi ndr) ed io l’ho accolta con entusiasmo. Non c’è
l’intervento di un corpo esterno, il pugnale, a dare la
morte a Giulietta, ma è lei stessa, o meglio il suo cuore
che sceglie di morire, non essendovi più ragione di vivere
senza Romeo. Giulietta si abbandona alla volontà del
suo sentimento. È sublime, è l’amore assoluto.
La collaborazione con Pasquale Panella.
Un poeta ermetico che sembrava parlare per se e per pochi eletti,
invece….
Quando si è prospettata l’opportunità di
lavorare con Panella, confesso che ero un pò scettico.
Conoscendo il Panella criptico dell’ultimo Battisti pensavo
non facesse per me. Invece è accaduto qualcosa di straordinario,
lui ha dato dei magnifici testi alle mie opere, e le mie opere,
forse, hanno umanizzato i suoi testi.
Giulietta e Romeo, non il contrario
come l’opera shakspeariana. In italiano suona meglio e
l’opera girerà il mondo in italiano, senza traduzioni?
Si, faremo il possibile per non tradurla, forse verrà
sottotitolata. L’italiano è per me la lingua che
meglio si adatta a quest’opera che, ricordiamolo, è
di Shakespeare nella versione più conosciuta ma ha origini
italiane che si perdono nella notte dei secoli medievali. Luigi
da Porto nel 1530 circa, raccolse la novella rinominando i giovani
Romeus e Giulietta ed ambientandola a Verona, la storia fu poi
ripresa da Matteo Bandello e inclusa nelle sue Novelle del 1554.
Shakespeare l’ha rielaborata nella forma che conosciamo.
Ma è italiana.
Lei è cittadino del mondo. È
nato a Saigon, un pò francese e un pò italiano,
ma vive a Dublino. Dove sono finalmente le sue radici?
Considero la molteplicità delle mie origini una fortuna.
Dalla conoscenza dei vari paesi e delle varie culture ho tratto
solo arricchimento, e la grandezza stessa di un artista si misura
dalla sua capacità di migliorarsi assorbendo le diversità
con cui viene a contatto. Poi, allontanandosi da un posto, dal
proprio paese, si riesce ad amarlo di più perché
se ne ha la percezione solo nella parte positiva, si ricorda
ciò che ti ha dato. Per questo ho le mie radici ovunque
ed in nessun luogo, cerco di trarre il meglio da ogni posto
con cui ho la fortuna di interagire.
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