» Clochard di
provincia
di Federica Sasso
(extrait du journal italien
« Terre di mezzo » - febbraio 2005)
C'è chi cerca di "vivere la strada"
con un briciolo di umanità in più. Sono i senza
dimora che prediligono le piccole città italiane, da
San Remo a Bolzano. Stanziali o nomadi, un fenomeno in crescita.
«La cometa» sembra un oratorio: ping pong e bar
analcolico. Ma al posto degli adolescenti, in questa sala colorata
nel centro di Savona si danno appuntamento i senza dimora. Situazione
di umanità inimmaginabile, nei centri di prima accoglienza
per clochard di Milano e Roma. In Italia esistono due tipi di
senza dimora: quello "metropolitano", che spesso è
un numero anonimo tra le migliaia di persone che bussano ai
grandi centri d'ascolto; e quello "di provincia",
che non fa notizia.
Terre di mezzo è uscito dalle grandi metropoli, per raccontare
l'altra faccia dell'Italia che vive in strada.
(…) I grandi agglomerati urbani sono da sempre al centro
del fenomeno, ma secondo Paolo Pezzana, presidente della Federazione
italiana degli organismi per le persone senza dimora (Fio.psd),
«da cinque anni la presenza dei senza dimora nei piccoli
centri è in crescita costante». Lodi, Bolzano,
Mantova, Rimini, San Remo. La lista delle città con meno
di 100 mila abitanti attive contro l'emarginazione è
lunga come lo Stivale. Nel 2004 l'accoglienza notturna di San
Remo ha ospitato 203 persone, di cui 105 italiani e 98 stranieri.
Nello stesso anno dal centro d'ascolto di Mantova sono passati
in 91, mentre i senza dimora che hanno chiesto aiuto alla Caritas
di Albenga sono 78.
«In un posto come Rimini i senza dimora trovano una risposta
più adeguata ai propri bisogni - spiega Cristian Gianfreda,
responsabile della 'Capanna di Betlemme' di Rimini, una struttura
dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII -. Perché
le prime necessità sono materiali, ma subito dopo se
non in contemporanea emerge un grande bisogno relazionale».
Ed è qui che il piccolo centro batte la metropoli. Anche
se una grande città come Milano offre servizi che la
piccola non può permettersi - docce pubbliche, accoglienze
diurne, mense gratuite da 400 pasti al giorno -, sono tanti
i senza dimora che le voltano le spalle. Meglio vivere in un
posto in cui ci si sente unici, riconosciuti. «La metropoli
è per chi sta bene». Nedo Nappelli, responsabile
dei servizi Caritas di Imperia, è tassativo. «Mi
è capitato spesso di avere ospiti con problemi di salute
che mi pregavano di non rispedirli a Milano». E c'è
chi dice addio alla confusione. Come B., 48 anni e qualche mese
passato per strada, che ha lasciato Torino per il mare. «Non
so perché mi sono fermato a Savona, poteva essere qualsiasi
posto. Vivere qui significa stare in una dimensione più
a misura d'uomo, e io avevo bisogno di calma per riflettere
su me stesso e la mia vita». I servizi variano, ma la
costante è sempre quella: uno stile legato alle persone.
TERRE DI MEZZO
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