» Le stagioni secondo Rigoni Stern
par Oreste Paliotti
Il ritmo umano e umanizzante della vita nell’ultimo libro
dello scrittore di Asiago.
Ho appena finito di leggere Stagioni, l’ultimo libro di Mario Rigoni Stern edito da Einaudi, e neanche stavolta sono rimasto deluso da questo grande - grande per modestia e per arte narrativa. Come con ogni altra sua opera ho sperimentato l’immersione in ciò che è veramente umano, una ricarica di poesia, di bellezza, nonché di speranza. Proprio così: anche se lui non dà ricette di come raggiungere la felicità o essere migliori, come tanti facili manuali oggi in circolazione. Fatto sta che, man mano che scorrevo le pagine, qualcosa insensibilmente cambiava in me, e in meglio, come per trasfusione di sangue in un organismo anemico.
In questi tempi in cui la natura è pesantemente attaccata dalla sconsideratezza umana e gli stessi cicli climatici sembrano sconvolti, quasi per reazione Rigoni Stern torna ai suoi temi prediletti, rievocando - è o no il poeta della memoria? - grandi avvenimenti della storia e piccole vicende personali, antiche tradizioni ed incontri con personaggi umani o del bosco attraverso il ciclo vitale delle stagioni, in un continuo riandare dal passato al presente e viceversa, seguendo le riflessioni del momento.
Suddiviso in quattro capitoli quante sono appunto le stagioni, il libro ripropone con prosa limpida, onesta e plastica i ritmi della natura e le vicende umane da essi condizionati, ristabilendo a suo modo l’ordine inscritto nella creazione: ordine liberante, attenendosi al quale l’uomo ritrova veramente sé stesso e l’armonia con gli altri esseri.
Viene in mente il racconto del Genesi, scandito dalle osservazioni dell’autore sacro: “...e Dio vide che era cosa buona”. Sì, anche per Mario Rigoni Stern ogni cosa esistente è buona, ognuna ha pari dignità, perché creata da quel Dio che egli, per pudore, non nomina invano.
Raggiungo telefonicamente lo scrittore nella sua casa di Asiago per una breve, cordiale intervista.
Nonostante l’età, 86 anni, la voce è ancora gagliarda. Del resto, so che fa ancora escursioni in montagna e cura personalmente il suo orto.
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