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» Calabria e Sicilia le maglie nere dell’Italia che brucia
Donata Marrazzo del 18 luglio 2007

Article tiré de Il Sole 24 Ore, le plus important quotidien économique italien. Né en 1965 de la fusion de Il Sole et 24 Ore, il appartient entièrement à Confindustria (l’organisation patronale transalpine, équivalent du Medef français). Disposant de deux rédactions principales à Milan et à Rome, et de neuf autres dans les grandes villes du pays, il tire plus de 300 000 exemplaires chaque jour. Son supplément culturel dominical est d’une remarquable qualité
.

Il Sud Italia brucia: Calabria e Sicilia continuano a essere divorate dalle fiamme nonostante la lotta agli incendi abbia determinato nel resto del Paese un calo dei roghi. Una drammatica controtendenza che ha fatto contare, lo scorso anni, nelle due regioni meridionali, circa 2mila incendi che hanno distrutto più della metà del territorio, danneggiando irreversibilmente ecosistemi e paesaggi incredibili, accrescendo la fragilità idrogeologica dei luoghi. Le fiamme si concentrano soprattutto in quindici province italiane in cui si verifica la metà degli incendi. Negli ultimi quattro anni nelle province di Reggio Calabria, in cui lo scorso anno sono divampati 4.228 roghi, di Palermo, dove gli incendi sono stati 2.342 incendi, di Crotone (1156 roghi) e di Catanzaro, gli incendi boschivi hanno subito un picco. Anche province del Centro Nord, come Imperia, Latina e Genova, rientrano però nella top ten delle aree più bruciate d’Italia.
In totale sono 1.355 i Comuni andati in fumo nel 2006, ma erano più di 2mila del 2003 e 1.552 del 2005. I roghi dello scorso anno hanno interessato 40mila ettari di territorio e sono stati causati da 5.643 incendi boschivi, di cui il 60% appiccati intenzionalmente da incendiari collegati a volte alla criminalità organizzata. Questi i dati contenuti nel dossier «Incendi e legalità» di Legambiente e Corpo forestale dello Stato raccolti a seguito di 131.308 indagini sul territorio. Più di 28mila i controlli su persone: 1.500 gli incendiari identificati e denunciati, 256 i sequestri, 66 le perquisizioni, 63 arresti. Oltre 13 milioni di euro notificati per illeciti legati ai roghi, 563.851 le multe. «Ci sono segnali importanti sull’efficacia della lotta agli incendi boschivi nel nostro Paese - dice Roberto della Seta, presidente di Legambiente - ma i numeri dei roghi mantengono l’Italia in una situazione preoccupante. Il ritardo dei Comuni nella realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco, soprattutto in Calabria e Sicilia, rappresenta un problema grave. Fermare a monte la possibilità di speculare sul fuoco è un’azione fondamentale che i sindaci, soprattutto delle zone ogni anno più colpite dalle fiamme, devono mettere in pratica per contribuire a mettere fine a questa ciclica emergenza».
Sono ancora pochi però i Comuni che sembrano aver capito l’importanza di questa attività, con la conseguenza di un ritardo grave nella realizzazione dello strumento che potrebbe arginare gli incendi dolosi in Italia. In Liguria i Comuni che hanno approvato il catasto delle aree percorse dal fuoco superano il 50%, ma fanalini di coda sono proprio la Calabria e la Sicilia. «Il sistema statale per lo spegnimento degli incendi boschivi si è evoluto e ha raggiunto con il passare degli anni dei buoni risultati - spiega Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale dello Stato - basti considerare la diminuzione del numero dei roghi nell’ultimo quadriennio e il vistoso calo delle superfici percorse dalle fiamme. Segno evidente di quanti passi avanti siano stati fatti nella lotta agli incendi, dallo spegnimento sino alla sensibilizzazione e prevenzione. D’altronde le foreste vanno salvaguardate perché sono i salvadanai dell’aria pulita. Il costo economico e sociale di un incendio è sempre salatissimo: lo Stato ogni anno è costretto a pagare oltre 500 milioni di euro per far fronte a questa emergenza ambientale».

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