» La lingua italiana
memoria di popoli e persone
a cura di Rocco Femia
Intervistare il presidente dell’Accademia
della Crusca, massima autorità linguistica italiana, mette in
soggezione. Ed ovviamente si preparano le domande con una certa
cura facendo attenzione a ben utilizzare il congiuntivo e magari
inserendo dotte citazioni per dare una bella « allure » alle
domande… e invece ci si trova davanti a un professore che scrive
volentieri degli SMS usando la lingua « smontata » dei giovani
e che afferma che il congiuntivo nel periodo ipotetico non è
poi così obbligatorio.
Docente di Storia della lingua italiana all’Università
di Roma, il professor Francesco Sabatini, l’aria distinta,
76 anni, vitale e simpatico, è il primo presidente dell’Accademia
della Crusca non fiorentino (è originario dell’Abruzzo).
Si è confidato a RADICI
all’occasione dei festeggiamenti della Settimana della
lingua italiana nel mondo.
Nella seconda metà del Cinquecento,
in un’Italia priva di unità politica, fu l’Accademia
della Crusca a promuovere l’unità linguistica e
culturale italiana. Oggi circa il 2% della popolazione europea
parla l’italiano come lingua straniera e l’italiano
è al quinto posto tra le lingue più studiate nel
mondo. Come vive questa realtà?
L’Accademia non è una fonte diretta di apprendimento
della lingua italiana. Non svolge più questa funzione
normativa. È un’istituzione scientifica che promuove
lo studio, l’attenzione e la cura dell’italiano
in molti altri modi. La Crusca si rivolge prevalentemente alle
istituzioni, ai politici, ai giornalisti, agli insegnanti e
ai funzionari: a coloro che operano con la lingua. Chi impara
l’italiano non attinge direttamente dalla Crusca, ma dai
corsi di lingua. Il singolo cittadino, tuttavia, può
rivolgersi a noi scrivendo alla nostra rivista La Crusca per
voi oppure collegandosi al nostro sito: www.accademiadellacrusca.it.
Da secoli i cruscanti, i « guardiani
della lingua », separano la buona lingua (la farina) dalle
impurità (la crusca). Secondo Lei parole come ministra,
sindaca, architetta, ingegnera sono farina o crusca?
Stanno diventando farina. Si tratta di
fenomeni sociali prima che linguistici. E la lingua interpreta
e guida anche i fenomeni sociali. Ci sono altre lingue meno
attente agli aspetti formali che hanno immediatamente formato
i femminili di questi sostantivi. In Italia si trovano delle
resistenze, ma data l’entità della partecipazione
femminile a tutte le cariche e le professioni e data la possibilità
della nostra lingua di flettere questi nomi, è opportuno
l’uso femminile, anche per evitare gli equivoci. Esistono
già le coppie di termini cassiere/cassiera, infermiere/infermiera,
cameriere/cameriera, ragioniere/ragioniera: perché non
dovrebbe esistere anche ingegnere/ingegnera? Insomma: la lingua
non ha nulla da obiettare, è soltanto l’abitudine.
Nel 2005, quando l’italiano è
stato escluso dal gruppo delle lingue ammesse nelle conferenze
stampa dei commissari dell’Unione Europea, Lei, deluso
e arrabbiato, ha affermato: « In Europa non ci vogliono
bene ». È cambiato qualcosa nel frattempo? La pensa
sempre così?
Non so se questa affermazione dura è uscita dalla mia
bocca o dalla penna di un giornalista. Io non credo affatto
che in Europa non ci vogliano più bene, anzi. L’italiano,
come persona e come lingua, riscuote simpatia spontanea, per
l’armonia, per la non eccessiva pignoleria, per il dolce
vivere all’italiana. Pensiamo ai tanti giovani che sono
i veicoli più positivi della lingua italiana e dell’amore
verso l’Italia. Ciao è diventata la parola italiana
più diffusa al mondo: i giovani stranieri l’hanno
portata con sé dopo le vacanze e gli amori sulle nostre
spiagge.
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