» “L’italiano e il mare”
di Francesco Sabatini
È il titolo della VII settimana
della lingua italiana nel mondo. RADICI
è fiera di poter accogliere l’editoriale del Prof.
Francesco Sabatini, Presidente dell’Accademia della Crusca,
massima autorità nella difesa e nel sostegno della lingua
italiana, nonché ispiratore di questa manifestazione.
Un editoriale che mette in luce approdi e partenze, esplorazioni
e commerci, industrie, paesaggi e amori nella lingua ponte del
Mediterraneo.
Permettetemi di dire la mia più viva
gioia per l’invito rivoltomi da lla rivista RADICI
nel presentarvi la nuova edizione della Settimana della lingua
italiana nel mondo. Il sostegno da parte dei nostri giornali
all’estero è fondamentale per lo sviluppo della
nostra lingua, della nostra storia e della nostra cultura e
mi sembra dunque giusto sottolinearlo.
Quest’anno l’Accademia della Crusca ha voluto proporre
come tema di questa manifestazione il mare. Il mare è
stato per millenni la grande via di accesso alla terra italiana
e ne ha fatto il punto d’incontro di tre continenti. La
Grecia riprodusse e ingrandì se stessa in Italia disseminando
di colonie le sue coste. Roma acquistò vitalità
e capacità espansiva con il dominio del Mediterraneo.
Dopo i secoli più chiusi del Medioevo, la vita commerciale
e culturale cominciò a rifiorire nella nostra penisola
e nelle isole quando le nostre città di mare –
da Venezia a Bari e a Brindisi, da Genova a Pisa e ad Amalfi,
da Cagliari a Messina – conquistarono piena libertà
di traffici. Un’intera città italiana, nata dalle
onde dell’Adriatico, ricevette allora il titolo di «regina
del mare». Fiorirono i nostri cantieri navali, s’intensificarono,
pur tra scontri sanguinosi, scambi d’ogni genere tra i
nostri porti e il vasto mondo bizantino e arabo. Nuovi prodotti,
nuove forme d’arte e di letteratura e una nuova scienza
dei numeri giunsero per mare dall’Oriente sulla terra
italiana, per irradiarsi da qui nel resto d’Europa, e
l’Occidente trovò spesso in questa terra e nella
sua lingua il ponte per farsi conoscere ai popoli dell’altra
sponda.
La storia d’Italia è stata largamente costruita
sul mare; anche la nostra Unità politica si realizzò
quando un animoso Nizzardo si affidò al mare, con mille
combattenti, per ricongiungere alla patria comune le terre del
Mezzogiorno.
Il mare d’Italia ha ispirato poeti e artisti di molte
parti del mondo, ha dettato canti di gioia e di malinconia agli
abitanti che ne avvertono le suggestioni, ne conoscono gli umori
e le promesse, ne esplorano assiduamente i fondali, ancora ricchi
di tesori e di presenze nascoste di antichi numi ed eroi. Questo
mare ha acceso la mente di coraggiosi esploratori e ha spinto
milioni di Italiani a cercare fortuna anche molto lontano. Ad
ogni nuova stagione, il nostro mare attrae milioni di altri
uomini e donne con i suoi colori, con il suo bagliore in cui
si specchia la bellezza della nostra natura e delle nostre città.
Da un così intenso traffico di genti e di culture sulle
vie del mare, sia i nostri dialetti, sia la nostra lingua colta,
divenuta anche lingua di tecnici specializzati, hanno assorbito
tanta vita e tanta storia e le restituiscono a chi li conosce
e li parla. Giovani del nostro e d’ogni altro Paese s’incontrano,
tra un ciao di arrivo e un ciao di nostalgico distacco, sulle
marine d’Italia e fanno correre con le loro amicizie e
i loro amori la lingua italiana nel mondo.
Non mi resta allora che augurarvi, cari amici di RADICI,
un sacco di buone letture e di spiegare le vele verso il mare
infinito della lingua italiana.