» Ridiamoci sopra
di Christian Devenuti
Ma gli italiani, tra di loro, si amano o si odiano? Ecco un modo simpatico per scoprirlo attraverso detti e proverbi sulle varie città e regioni d’Italia.
Per capire il rapporto dialettico che gli italiani hanno con loro stessi bisogna fare un salto indietro al 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia. In quella data si univa, a conclusione di un processo chiamato Risorgimento, qualcosa che forse un po’ per ragioni storiche e un po’ per lo spiccato individualismo italiano era proprio difficile da tenere insieme. Sino ad allora l’Italia era stata costituita da stati e staterelli (Stato Pontificio, gran Ducato di Toscana, Regno di Piemonte e Sardegna, Regno delle Due Sicilie, ecc.) reali e oggetto di conquista da parte delle grandi monarchie europee.
Ora l’Italia è unita, ma ci chiediamo ancora oggi, insieme al politico dell’epoca Massimo d’Azeglio (1798-1866) se: “fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”. Nel Belpaese è ancora vivo infatti “il campanilismo”, non mancano le rivalità tra città vicine e ce lo ricordano i detti popolari, da cui tutti, anche i turisti, possono trarre insegnamento.
Con i sardi, per esempio, non imputatevi, sardo testardo, tanto testardi che un papa e un antipapa non riuscirono a far cambiare idea a un sardo. I pugliesi pare siano ingannatori: compar di Puglia uno prende e l’altro spoglia. C’è da stare attenti, se addirittura i compari della cresima, della comunione o del matrimonio depredano colui che dovrebbero difendere. Non fatevi ingannare dai pisani, si lamentano, ma intanto sanno guardare bene ai loro interessi e a cosa arriva in tavola… Ha il male del pisano: l’ossa rotte e il becco sano.
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