Dopo la casta, le derive
di Flavio Apriglianese
«Come raddrizzare la rotta, a un Paese come il nostro? Come, se non tornando a governare sul serio, con un senso condiviso del bene comune, smettendola con gli scontri inutili e di bottega, ma anche coi compromessi a ogni costo?»
É da questa riflessione che parte il nuovo libro La Deriva di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Vi ricordate, quelli de La Casta già confermato successo editoriale dell’anno scorso.
La Casta aveva aperto lo scrigno dei privilegi dei nostri deputati e senatori. Adesso con questo nuovo libro è il turno dei disastri della «cattiva politica».
E sì, perché il paradosso risiede proprio qui: se almeno avessero lavorato bene oltre che pagarsi a peso d’oro! Sapevate che in Italia per fare un ponte di 81 metri impieghiamo il triplo dei cinesi, che ne fanno uno di 36 chilometri e per giunta sul mare; un’impresa può arrivare a sottostare fino a 233 scadenze amministrative l’anno; i processi sono rinviati a febbraio 2020; consumiamo energia quanto Austria, Turchia, Polonia, Romania messe insieme e in più la compriamo quasi tutta all’estero. Ecco alcuni esempi di una gigantesca macchina clientelare, che paralizza da decenni il Paese, complici i sindacati.
Gravi responsabilità dei politici, che non sono mai chiamati a rispondere della loro inettitudine. Siamo proprio un Paese straordinario che, nonostante la sua storia, le sue eccellenze, i suoi talenti, appare ormai alla «deriva».
È almeno questa la tesi di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo: quella Casta, denunciata nel precedente libro, non è soltanto sempre più lontana dai cittadini ma è il sintomo di un Paese che non sa più progettare e prendere decisioni.
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