Intervista a Nicola Piovani.
« La musica non ha confini »

Nel 1999 ha vinto l’Oscar commuovendo il mondo con le musiche de La vita è bella e nove anni dopo, nel 2008, il Festival di Cannes gli ha reso omaggio con il titolo di cavaliere dell’Ordre des arts et des lettres della Repubblica francese. Nicola Piovani, compositore, pianista e direttore d’orchestra, settant’anni spesi tra concerti, cinema e teatro, è uno degli italiani più famosi e ammirati del Pianeta.

A febbraio è stato impegnato in una serie di concerti in Basilicata dal titolo La musica è pericolosa. In generale, quando la musica è pericolosa?
Quando ti coinvolge nel profondo, come tutti gli incontri con la bellezza profonda, non superficiale, edonistica. Come gli innamoramenti adolescenziali, che ti infatuano, ti sconvolgono, ti cambiano. Ma è una pericolosità meravigliosa, una delle cose che danno la gioia di stare al mondo.

Nel corso della sua carriera ha lavorato, oltre che con i più grandi italiani, con importanti registi francesi. C’è differenza? Voglio dire: esiste una sensibilità nazionale, diversa da Paese a Paese, per la musica?
La musica, per sua specificità linguistica, è trans-nazionale, ti fa condividere la grandezza drammatica della Traviata insieme a una platea di svedesi o di giapponesi. Ma c’è la lingua, che mi fa intendere con un regista italiano meglio che con un olandese o un ungherese. Anche se lavorare con gli spagnoli è un’esperienza affascinante, perché la musicalità della loro lingua mediterranea è come la nostra al cubo. Comunque, la musica di Tchaikovsky o Shostakovich ci racconta l’animo russo quanto e più di un romanzo tradotto.

Biagio Picardi

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