Non è vero ma ci credo

L’Italia è il paese della scaramanzia: amuleti, riti e perfino monumenti per tenere lontana la malasorte e magari pure vincere al gioco. Perché, nel dubbio, la fortuna è meglio farsela amica.

Luigi Pirandello a un suo personaggio ha perfino dato la patente di iettatore professionista, di portatore di sfortuna per mestiere. Perché, anche se nessuno crede alla cattiva sorte, tutti sono d’accordo che è meglio non farsela nemica. L’Italia è la patria della scaramanzia, dei “non è vero ma ci credo”. Amuleti, riti e gesti propiziatori, perfino monumenti e interi paesi diventati, negli anni, simboli positivi o negativi per star bene, avere successo negli affari, in amore e nel gioco oppure per proteggere i propri cari. E se i dati dicono che con la crisi economica è aumentato il ricorso a sedicenti maghi e stregoni (vedi box), il legame tra gli italiani e la superstizione si perde nella notte dei tempi. A quando ad esempio a Benevento, in Campania, si pensava che sotto un grande albero, un noce, le streghe organizzassero sabba demoniaci per tenere sotto controllo allo stesso modo il maltempo e le vicende umane.

Biagio Picardi

Pour lire la totalité de l’article abonnez-vous à la revue

Dans le même numéro

Laisser un commentaire

Votre adresse de messagerie ne sera pas publiée. Les champs obligatoires sont indiqués avec *

close
Facebook IconTwitter IconGoogle PlusGoogle PlusGoogle Plus
close
Facebook IconTwitter IconGoogle PlusGoogle PlusGoogle Plus