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Meno armi, più asili
di Isabella Mazzitelli
Il professor Umberto Veronesi usa parole e concetti semplici, essenziali: poche gocce intense distillate da un pensiero complesso, filosofico, scientifico, etico, reso comprensibile a chiunque. Dice Veronesi: “La guerra è contraria al nostro Dna, che ci obbliga a conservare noi stessi e la specie. L’uomo primitivo è stato spinto a esercitare l’aggressività per sfuggire alle carestie, ma parliamo degli albori dell’umanità. Da lì in poi la guerra è stata una questione di potere, perché il potere si esercita spesso con la violenza. Ma qualunque guerra non è altro che una forma di assassinio collettivo e non dobbiamo stancarci di dirlo, di batterci per la pace. Io sono profondamente laico ma condivido quanto già l’enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII diceva, ossia che non esistono guerre giuste e non esistono alibi per farle, e il Papa lo scriveva negli anni in cui il mondo si è trovato davvero a un passo dalla guerra nucleare.
Oggi la scienza è un linguaggio universale, senza barriere politiche, etniche, religiose, quindi è lo strumento principale per promuovere la pace. Science for Peace non predica obiettivi irraggiungibili come il disarmo totale del mondo, ma lavora per spostare porzioni anche piccole di fondi dagli investimenti militari ad altri, come ricerca scientifica e sviluppo economico e sociale”.
Creare una cultura di pace anche attraverso soluzioni scientifiche: è questo il senso del movimento Science for Peace - al quale hanno aderito 21 premi Nobel, tra cui l’iraniana Shirin Ebadi. Science for Peace è stato creato dalla Fondazione Veronesi nel 2009, e il 18 e 19 novembre scorso, con l’Università Bocconi, ha organizzato a Milano la sua seconda conferenza mondiale. Vi hanno partecipato scienziati, medici, studiosi ed esperti di economia, politica, relazioni internazionali, personalità religiose. Una partecipazione gratuita e aperta a chiunque: come gratuito è stato il concerto speciale che due artiste come l’israeliana Noa e l’araba cristiano-palestinese Mira Awad hanno dedicato alla pace.
“Attraverso l’informazione e la sensibilizzazione delle persone, soprattutto delle donne, che sono le nostre grandi alleate - le donne odiano la guerra, che porta via i mariti e i figli, e porta distruzione - si può far molto”, dice Veronesi.

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