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Le donne in piazza: «Siamo un milione»

Più di 1 milione di donne. Da Palermo a Tokyo, passando per Roma, Bologna e Milano. In più di 230 città italiane. In più di 230 piazze. Un minuto e mezzo di silenzio e poi un urlo collettivo: così hanno iniziato la grande manifestazione organizzata dal comitato Se non ora quando. Un unico obiettivo: difendere la dignità femminile.

 

Il collettivo è nato dopo le ultime vicende che hanno interessato il premier Silvio Berlusconi: le presunte feste sfondo sessuale ad Arcore, il presunto reato di sfruttamento della prostituzione e il Rubygate. Dura la Gelmini: «In piazza ci sono solo poche radical chic». L'opposizione: «Venga a vedere chi c'è e poi parli».

 

PIENONE A ROMA
Nella Capitale Piazza del Popolo si è riempita. Cospicua anche la partecipazione di uomini, famiglie con cani e carrozzine al seguito. Tutto esaurito anche sulle terrazze del Pincio che si affacciano sulla piazza e nelle strade adiacenti.

L'attrice Isabella Ragonese guida la manifestazione dal palco. Accanto a lei volti noti come la regista Cristina Comencini, la deputata finiana Giulia Bongiorno, la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, la presidente della Regione Umbria Katiuscia Marini, le attrici Lunetta Savino e Angela Finocchiaro. «Non siamo moraliste», dicono, «abbiamo solo una morale».

GLI STRISCIONI
La fantasia si è come al solito scatenata attingendo a piene mani dall'attualità. Così, ad esempio, c'è chi lega il caso Ruby alla rivolta in Egitto inalberando un cartello con scritto «Silvio, riporta la nipote da Mubarak», mentre in un altro si legge «Io sono la nipote di... mio zio». Due grandi scope, una professionale da operatore ecologico e l'altra più domestica tengono teso uno striscione con la scritta «Scopiamoli via».

 

Vicino un cartellone con la scritta «Donna non contro Ruby ma contro i rubacuori». Sempre sul tema altre scritte, come «Io, donna cattolica, dico basta: Berlusconi vai via», «La dignità delle donne salverà il nostro paes», «Sono una donna, non sono una Santa...nché». Un Tricolore reca al centro sulla fascia bianca l'effige di un porcellino nella quale si può riconoscere una caricatura del premier, mentre sulle bande verde e rossa è scritto «Questa non è la mia bandiera».

Un altro cartello fa riferimento alla manifestazione organizzata ieri da Giuliano Ferrara direttore de Il Foglio, in favore di Berlusconi: il giornalista ex ministro è ritratto a torso nudo con la scritta latina «Mutatis mutandi», e dal latino si passa alla lingua inglese con un cartello double face che su un lato reca la scritta «Women do it better» (ovvero, «Le donne lo fanno meglio») e sull'altro «Kick him out», cioè «Cacciatelo», dove il riferimento è ovviamente diretto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

PALERMO
A Palermo in 20 mila si sono ritrovato in piazza Politeama. «Una straordinaria partecipazione», commenta Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil regionale, «a una mobilitazione per la dignità di tutti e tutte e per dire no a un modello che fa mercimonio della donna, vista come mero oggetto di scambio sessuale, con il superamento di qualunque soglia di decenza soprattutto quando lo scambio avviene con risorse e ruoli pubblici».

TORINO
Grande mobilitazione anche a Torino. In Piazza San Carlo, secondo i promotori, si sono ritrovati in oltre 100 mila per dire «no» alla mercificazione femminile. «Sono presenti centinaia di associazioni», ha detto una delle organizzatrici, «siamo qui a rappresentare la coscienza civile di un Paese».


TOKYO
Ma la protesta valica anche i confini italiani e sbarca in Giappone. A Tokyo, un gruppo di manifestanti ha protestato davanti all'Istituto di cultura, nell'ambito della mobilitazione «contro il degrado della politica e della cultura». «Basta con i qualunquismi», ha detto in un'intervista Beatrice Lombardi, del comitato Se non ora quando, «è necessario dare una svolta».

GELMINI: «POCHE RADICAL CHIC»
Tra le tante dichiarazioni degli esponenti politici, quella che ha scatenato la rabbia delle manifestanti è stata quella di Mariastella Gelmini, che ha definito le donne scese in piazza «delle snob radical chic»: «Si tratta delle solite eroine snob della sinistra che sono uscite dai loro salotti per tentare di strumentalizzare la questione femminile e per attaccare un governo che continua ad avere la fiducia della maggioranza degli italiani».

L'OPPOSIZIONE
«Perchè non viene qui a vedere quali donne sono qui?», ha risposto il capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro. «Ce ne sono di diversissime: giovani, meno giovani, addirittura anziane. Quello del Ministro è un pregiudizio». Per Susanna Camusso, segretario della Cgil, «La Gelmini ha peso un'altra occasione per tacere». «È un movimento che non si fermerà», ribatte Rosy Bindi (Pd), «perchè si sta affermando la dignità come valore fondamentale del Paese».

MEGA-MOBILITAZIONE A MILANO
Tra gli altri 230 appuntamenti in tutta Italia, si segnala quello milanese. Qui, in Piazza Castello, è stato teso un grosso filo da bucato cui tutte le donne possono appendere pensieri, storie, poesie e immagini.

«Non solo per dire che un'altra storia italiana è possibile», fanno sapere le organizzatrici, «ma anche per provare a indicare una strada differente». Dal palco, dove a condurre c'è Teresa Mannino, si alternano le voci delle attrici Franca Rame, Paola Cortellesi, Ottavia Piccolo, Licia Maglietta e Maddalena Crippa.

LA CONVENTION DI FLI
Sempre a Milano si è tenuta in contemporanea l'assemblea costituente di Futuro e Libertà. Nel suo discorso conclusivo, Gianfranco Fini ha chiesto le dimissioni di Silvio Berlusconi.

 


«Berlusconi è diventato premier anche grazie ai milioni di voti che venivano dall'accordo politico che Alleanza nazionale fece con Forza Italia. Allo stesso modo io sono diventato presidente della Camera grazie ai voti dei parlamentari eletti che i voti di Forza Italia. Faccio una proposta. Io sono disposto a lasciare la presidenza della Camera se il presidente del Consiglio è disposto a dimettersi per tornare a chiedere l'opinione degli elettori, per tornare al voto popolare».

Per il Presidente della Camera, si dovrebbero fare due grandi riforme, quella del sistema parlamentare e quella della legge elettorale, per poi andare al voto nella primavera 2012 e «chiudere questo bipolarismo rissoso e muscolare».

I motivi del sì al corteo

Claudia Gerini, 39 anni, attrice

 

Si unirà al comitato Se non ora quando?
«Se ce la faccio sì. Sono a Marrakech ma se atterro in tempo mi unirò alle donne di Roma. Farò di tutto per esserci».

 

Tre buoni motivi per andarci?
«Per la dignità di noi donne ultimamente più volte calpestata. Perché siamo preziose: siamo capaci di grandi cose. Io ripongo tutte le mie speranze nel gentil sesso. Se avessimo più potere, soprattutto in politica, il mondo sarebbe migliore. E ultimo, non per importanza, scendiamo in piazza per le nostre figlie, per dare a loro un futuro migliore».

 

E alle cosiddette olgettine, cosa direbbe?
«Non ce l'ho con loro. Ma non credo siano vittime del premier. Sono vittime di una cultura maschilista. Vittime della bassa considerazione che hanno di sé stesse e delle proprie capacità».

I motivi del no al corteo

Gabriella Carlucci, 51 anni, conduttrice televisiva e politica italiana del Pdl

 

Si unirà al comitato Se non ora quando?
«Non ci andrò. Assolutamente no. Le donne di oggi sono il frutto delle donne degli anni '70, quelle che professavano il libero amore, quelle degli slogan "Tutte puttane, nessuna puttana". Le stesse che scenderanno in piazza e che vogliono fare la morale al premier. L'hanno spiato per un anno intero. Scendono in piazza delle suore? E' ridicolo».

 

Tre buoni motivi per non unirsi alla protesta?
«Perché non voglio essere una donna che va contro le altre donne. Perché nessuno è santo. E perché Silvio Berlusconi è una brava persona e non merita questo accanimento».

Pensa che sia una manifestazione contro le donne?
«Sì. Ci tengo a sottolineare che non tutte le donne del centrodestra sono delle "olgettine". La maggioranza di noi ha fatto la gavetta come le altre, questa cosa ultimamente è stata dimenticata».

 

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