Accueil Ultima ora Rugby: finalmente degni del Sei Nazioni
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Storica vittoria contro la Francia: finalmente degni del Sei Nazioni di Rino Tommasi
Nello sport la tradizione è importante ma si può anche batterla. È successo ieri allo stadio Flaminio dove la nostra Nazionale ha battuto la Francia, un avversario che proprio sul piano della tradizione ci sovrastava al punto che il pronostico ci concedeva davvero poche possibilità di vittoria. Ci faceva quasi male, più che aiutare le nostre speranze, il ricordo dell’unica volta (Grenoble 1997) in cui eravamo riusciti a battere i nostri cugini in una partita che però non aveva la sacralità di una competizione che proprio per consentirci di partecipare aveva cambiato la sua formula. Ci furono molte perplessità sull’opportunità di entrare in un torneo che inizialmente doveva essere riservato alle quattro versioni dello sport britannico (Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles) ma che aveva accettato la partecipazione della Francia solo quando i francesi avevano ampiamente dimostrato di essere all’altezza. Credo che a favore del nostro ingresso abbiano giocato ragioni di marketing e anche la possibilità di avere, con sei anziché cinque squadre partecipanti, un calendario più omogeneo e una maggiore continuità di svolgimento con tre partite per ogni turno e senza giornate di riposo. La nostra prima preoccupazione era stata, nel 2000, quella di evitare la vergogna del cucchiaio di legno, simbolico riconoscimento per la squadra che non fosse riuscita a vincere almeno una partita, una situazione che era toccata all’Italia ben 8 volte su 10 partecipazioni. Anche se all’Italia sarebbe comunque rimasta la prova d’appello di una partita da giocare in Scozia, probabilmente la squadra meno forte, il 19 marzo, quella con la Francia era anche l’ultima nella quale avremmo avuto il vantaggio del fattore campo. Inoltre la Francia era reduce da una dura sconfitta subita a Twickenham, il tempio del rugby britannico, contro l’Inghilterra. Insomma c’erano ragionevoli motivi per poter sperare nell’impresa, una definizione che si adopera quando si affrontano avversari ragionevolmente e tradizionalmente più forti. Ebbene quando a un certo punto, dopo una incoraggiante partenza l’Italia, che era andata in vantaggio per 3 a 0 e aveva chiuso il primo tempo staccata di soli due punti (6 a 8), si è trovata sotto per 6 a 18 si è temuto di dover registrare una sconfitta pesante, di quelle che in passato ci avevano qualche volta fatto riflettere sull’opportunità e la legittimità della nostra partecipazione. Ebbene alla fine l’Italia è riuscita a conquistare e a difendere, senza nemmeno rischiare troppo, quel punto di vantaggio (22 a 21) che in un colpo solo offre al nostro rugby non solo la possibilità di cancellare lo spettro di un altro cucchiaio di legno, ma anche la sensazione di avere finalmente conquistato sul campo il diritto di cittadinanza nel mondo esclusivo del rugby che conta. I tecnici meno entusiasti potrebbero ammonirci che la Francia, prima ancora di giocare una partita mediocre ha certamente commesso l’errore di sottovalutare la nostra squadra, un peccato di presunzione comprensibile da parte di chi in questo torneo ci aveva sempre battuto e qualche volta anche umiliato. Tuttavia mi pare giusto, in considerazione dei precedenti, concedere qualche eccesso di entusiasmo al pubblico del Flaminio e agli appassionati commentatori della Tv, che si erano evidentemente stancati di registrare coraggiose ma sfortunate prestazioni della nostra squadra. Senza voler smentire le famose parole attribuite al Barone De Coubertin (ma da lui mai pronunciate) non è sempre vero che nello sport conta soprattutto vincere e che l’importante è partecipare, ma ci sono situazione nelle quali partecipare può essere imbarazzante. Sperando che questa vittoria non rimanga un episodio ma trovi riscontro nelle future occasioni e in una crescita complessiva del nostro rugby, cerchiamo di coglierne gli aspetti positivi. Tra questi la diversa considerazione che i giocatori della nostra Nazionale che giocano nel campionato francese troveranno al rientro nei loro club. Andrea Masi, autore di una meta importante e probabilmente decisiva, ma anche Mirco Bergamasco, Sergio Parisse e Semenzato potranno ricordare a lungo questa giornata e questa vittoria e non avranno più bisogno di aggrapparsi al ricordo, lontano e sbiadito, della lontana vittoria di Grenoble per sentirsi meno abusivi.
Azzurri in azione al Flaminio di Roma (FOTO LAPRESSE)
 

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