Chiesa, in che mondo convivi?

Dalle alte cattedre, i papi parlano di coppie e convivenza e il mondo vero si trova da un’altra parte. C’è una distanza siderale tra la Chiesa dottrinaria e la vita reale di uomini e donne, giovani e maturi, per come si svolge nel secolo XXI, tale da scoraggiare persino il dibattito.

In Croazia, ancora una volta Benedetto XVI – come prima di lui papa Wojtyla – ha condannato le convivenze associandole alla leggerezza incosciente di chi “riduce l’amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita”. Ha ragione Paola Concia (ndr.: politica e deputata italiana, attivista per i diritti Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali) a rispondere con una battuta: “Giusto, lasciamo che si sposino le coppie gay”.
Perché la famiglia che è descritta dai pulpiti non ha nessun contatto con quello che avviene nella società. Lasciamo stare gli atteggiamenti soggettivi e le ebbrezze passeggere. Il nodo di fondo è che è saltato il vecchio impianto della famiglia – come si è retta ancora fino alla II guerra mondiale – dei contadini, degli operai, dei borghesi grandi e piccoli che si sposavano tra i venti e i trent’anni. Che avevano di fronte a sé il binario di prospettive sostanzialmente stabili, consuetudinarie, senza grandi scosse culturali.
Questa famiglia non c’è più. Cos’è capace di dire la Chiesa-istituzione ai giovani uomini e alle giovani donne che riescono a crearsi una vita economicamente più o meno “sistemata” (e spesso meno che più) sul finire dei trent’anni se non intorno ai quaranta? Cosa dovrebbero fare nei due decenni di intervallo fra la pubertà e il matrimonio o la convivenza? “Peccare” solitariamente o in due, correndo poi al confessionale… attendere il principe azzurro e la regina dei sogni?
C’è un parlare astratto dai pulpiti che chiude gli occhi dinanzi alla realtà, niente affatto composta nella sua grande maggioranza da “peccatori” o edonisti, ma da uomini e donne che cercano la loro strada. E ritengono positivi i rapporti prematrimoniali, mettersi alla prova, sperimentare la vicinanza dei corpi e dei temperamenti perché non ha senso imbarcarsi in naufragi.

Marco Politi

Bottone Radici

Dans le même numéro