Come sarà il nuovo Senato italiano?

Senato italiano

Diminuirà il numero di Senatori, i quali non saranno più eletti dai cittadini ma dai Consigli regionali e avranno meno poteri. Ecco come la riforma di Renzi cambierà il ruolo del Senato.

La riforma del Senato italiano è stato uno dei punti fermi del governo Renzi fin dalla sua nascita, avallata direttamente anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tuttavia, il Senato non sparirà da un giorno all’altro dall’architettura delle istituzioni; conserverà il proprio nome ma il suo ruolo ed i suoi poteri saranno notevolmente ridotti, insieme al numero dei Senatori che passeranno da 315 a 100, non più eletti dai cittadini bensì nominati dai Consigli regionali.

Come sarà composto il nuovo Senato?

A far parte del futuro Senato ci saranno 74 consiglieri regionali, i 21 sindaci dei capoluoghi ed infine 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Questi ultimi prenderanno il posto di quelli che attualmente si chiamano « Senatori a vita » e saranno scelti secondo gli stessi criteri: « Cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti ».
I 95 senatori saranno ripartiti tra le regioni sulla base del numero di abitanti. I Consigli Regionali eleggeranno con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti.
Con la riduzione del numero dei Senatori, si stima che lo Stato italiano risparmierà circa mezzo miliardo di euro all’anno, poiché i nuovi Senatori pur conservando il loro stipendio di sindaco o consigliere non riceveranno un « secondo stipendio » in quanto membri del nuovo Sento (attualmente lo stipendio mensile di un Senatore supera i 15.000€ netti).
Infine, i Senatori godranno della stessa immunità parlamentare che oggi è garantita anche ai Deputati, il che vuol dire che non potranno essere arrestati, intercettati telefonicamente o perquisiti senza l’autorizzazione del Senato.

Quale sarà il ruolo del Senato?

Con la nuova riforma, la Camera dei Deputati rimarrà l’unico organo legislativo dello Stato. I Senatori non potranno più votare la fiducia al governo, mentre potranno votare solo per riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali. In più, il Senato potrà chiedere la modifica di una legge già esistente ma la Camera dei Deputati non sarà obbligata a tenerne conto. Insomma, un ruolo meramente consultivo. Il Senato continuerà comunque a votare per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Essendo composta da sindaci e consiglieri regionali, il Senato potrà invece esprimersi su tutti i provvedimenti che riguardano le Regioni e gli enti locali. Tutto ciò, in teoria, dovrebbe tradursi con una più rapida approvazioni delle leggi, che non saranno più « rimpallate » tra le due Camere con tempi di attesa infiniti.

Questa, a grandi linee, la riforma che il governo Renzi sta delineando; rimangono tuttavia alcuni « nodi » di tipo più tecnico che saranno in discussione in Parlamento nelle prossime settimane. La strada verso la realizzazione è comunque in salita, poiché le opposizioni hanno già promesso battaglia: 7.800 sono gli emendamenti presentati, di cui circa 6.000 solo dal partito di Nichi Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà. Contrari alla nuova riforma anche i senatori e deputati del Movimento 5 Stelle, secondo i quali questa riforma è una seria minaccia all’impianto democratico che rischia addirittura, secondo il fondatore Beppe Grillo, di prendere una « deriva autoritaria ».

Dans le même numéro

Laisser un commentaire

Votre adresse de messagerie ne sera pas publiée. Les champs obligatoires sont indiqués avec *