Eterne rivali

Pisa e Livorno. Bergamo e Brescia, Lecce e Brindisi: le radici delle rivalità fra città e rioni italiani,da sempre “nemici giurati”.

Gli antagonismi tra città vicine sono come le parolacce: la prima cosa che si impara quando ci si trasferisce. E in Italia, al Nord come al Sud, in questo campo c’è l’imbarazzo della scelta. Non è colpa solo della nostra atavica verve polemica se, come annotava nel Settecento lo scrittore Johann Wolfgang Goethe durante il suo viaggio in Italia, “qui sono tutti in urto l’uno contro l’altro, in modo che sorprende. Animati da un singolare spirito di campanile, non possono soffrirsi a vicenda”. È il prezzo da pagare per un passato da “separati in casa”. Nel Medioevo i comuni e i feudatari della parte centro-settentrionale della Penisola si dividevano tra fan dell’imperatore (ghibellini) e supporter del pontefice (guelfi). In seguito anche signorie e ducati, in lotta tra loro per motivi politici e territoriali, lasciarono uno strascico di risentimenti che oggi continua a causare guerre. Combattute però a colpi taglienti di lingua e d’ironia. Con punte di fantasiosa originalità, in particolare partenopea.
Oscurati
Fino a poco più di venti anni fa, il lato orientale del campanile di San Gennaro Vesuviano (Na), quello cioè rivolto verso Palma Campania, era l’unico senza orologio: una dimenticanza? Niente affatto: era una trovata per evitare che i vicini potessero approfittarne per leggere l’ora. “Campanilismo” a tutti gli effetti quello dei sangennaresi contro il comune di cui avevano fatto parte fino al 1841, anno dell’autonomia stabilita da un decreto del sovrano del Regno delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone.
È ovvio, del resto: non c’è vicinanza che tenga se due città non si sopportano. Lo dimostrano due rivali storiche come Pisa e Livorno. Tra loro corrono una ventina di chilometri, ma mai distanza potrebbe essere più grande.
Sport nazionale
“Primi effetti della nube radioattiva: è nato un pisano furbo. Stupore nel mondo, sgomento in Toscana”: cosi titolò nel 1986 II Vernacoliere, noto mensile satirico livornese, all’indomani del disastro nucleare di Cernobyl, in Russia. Prendersela con i pisani è lo sport preferito dai livornesi di oggi, ma le radici di questa antipatia risalgono all’agosto del 1284, quando la flotta pisana venne sconfitta da quella genovese tra gli scogli della Meloria, al largo di Livorno. Fu l’inizio della decadenza della repubblica marinara (sancita poi dall’interramento del porto). In capo a un secolo da piccolo scalo sottomesso a Pisa, Livorno diventò il principale approdo toscano. Tracce di questa antica rivalità ai nostri giorni si trovano anche fuori confine, in Croazia, lungo la strada che da Spalato porta alla costa dalmata. Sul cartello stradale del paese di Pisak, una bomboletta nostrana – e, c’è da scommetterci, livornese – ha aggiunto un epiteto inequivocabile: “merdak”. Se la Toscana vi pare bellicosa, però, sappiate che non è la sola. Nella civilissima Lombardia non mettete insieme bresciani e bergamaschi: “Noter dè Bresà som ei piò bei, voter de Berghem sif dei porcei”. E i secondi, che non ci stanno a esser presi per porcelli, li apostrofano: “Bresa, làrg de boca, strèc de ma”, cioè grossolani e pure tirchi. Cosi si ripagano reciprocamente dei poco affettuosi rapporti medioevali. Nel 1156, infatti, Brescia fece morti e prigionieri tra le truppe bergamasche per il possesso dei castelli di Volpino, Ceretello e Qualino. Qualche anno più tardi però toccò a loro alzare bandiera bianca, dopo l’attacco dell’imperatore del Sacro romano impero, Federico Barbarossa, in alcune occasioni alleato con Bergamo contro la ribelle Milano. Anche in seguito le due nemiche non persero occasione per scontrarsi finché, nel 1192, il successore del Barbarossa, Enrico VI, pose fine al braccio di ferro assegnando i possedimenti contesi…

Maria Leonarda Leone

Bottone Radici

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