La magia del presepe

Una tradizione che si perpetua ogni anno e che vede da sempre nella città di Napoli la culla di una tradizione ricca di manufatti. L’occasione anche di rimettere in luce un elemento fondante della nostra cultura religiosa. Un inno, oggi un po’ sommesso, ai valori della famiglia e della speranza.

E vatténne, perché in questa casa si fanno i presepi! gridava Luca, il protagonista della nota commedia di Eduardo De Filippo Natale in casa Cupiello (di cui il 21 dicembre di quest’anno ricorre l’80° anniversario) a coloro che maldestramente lo interrompevano nel rito di allestire, come ogni anno, il presepe.
Come altro si può definire quel momento in cui, insieme a mamma e papà, si scartavano le statuine, si montavano le luci, si andava a cercare il muschio e si davano alla cartapesta le forme più diverse, se non un rito?
La nostra storia inizia a Greccio, un paesino della valle reatina (Lazio), la notte di Natale del 1223, dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Gesù a Betlemme (vedi box). Da lì in poi, la rappresentazione del sacro evento si diffuse a macchia d’olio in tutta l’Italia in forme stilistiche e con l’uso di materiali diversi che risentono della provenienza geografica e delle tradizioni popolari.
Tra gli appassionati di quest’arte, c’era il re Carlo III di Borbone che nel Settecento farà di Napoli la capitale del presepe. È proprio a Napoli che si producono, ieri come oggi, presepi affollati di personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo, assorti nelle loro occupazioni quotidiane o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Vengono ricostruiti veri scorci di vita con una forte impronta naturalistica, inserendo la scena della Natività in raffinate scenografie che riproducono il paesaggio napoletano dell’epoca.

Giovanni Canzanella

Bottone Radici

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