Quand médisances et calomnies font l’histoire

Dalle cronache dell’antichità a quelle rosa, RADICI grazie alla rivista italiana Focus Storia, vi propone il lungo itinerario di queste indiscrezioni ancora di grande attualità ai giorni nostri.

“La Storia non è altro che gossip”, diceva ironicamente (ma non troppo) lo scrittore inglese Oscar Wilde. La definizione è un po’ riduttiva, ma è certo che il gusto per l’indiscrezione ha radici storiche antiche quanto l’uomo. Epoche diverse e modalità diverse senza dubbio, ma la “chiacchiera” ha sempre avuto un posto di rilievo nei più importanti avvenimenti storici. Non esiste tappa dell’umanità che non sia stata vittima di indiscrezioni e teorie del complotto (in fin dei conti, è gossip anche quello): dagli accampamenti dei legionari, dove i figli di Roma si scambiavano storielle piccanti sui loro comandanti, fino ai moderni social network dove notizie vere e false si rincorrono senza sosta. Da oltre duemila anni il gossip continua ad essere amato ed odiato allo stesso tempo, allo stesso modo. Se c’è ancora chi pensa che l’indiscrezione sia prerogativa della donna è in errore dal momento che i primi “chiacchieroni” erano soprattutto uomini, letterati e poeti, a dimostrazione che anticamente questo fenomeno non fosse così “basso”.
La forma più primitiva di gossip appartiene agli etruschi della città di Fescennium (nell’attuale provincia di Viterbo); dal nome del villaggio derivano i versi “fescennini”, una forma poetica, anche se molto volgare, di maldicenza. Per leggere qualche verso più ispirato bisognerà aspettare Persio e Giovenale nel I secolo d.C.; Giovenale soprattutto, era un vero e proprio misogino e non lesinava attacchi e cattiverie alle donne. L’imperatrice Messalina fu una delle sue vittime, accusata di flirtare con tutti i sudditi più avvenenti, al punto che il tribuno che la uccise le gridò: “Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!”.
Anche uno storico come Gaio Svetonio Tranquillo nelle sue Vite dei Cesari mette da parte i fatti storici attingendo a piene mani da pettegolezzi e dicerie da cui deriva la pessima fama che accompagna i nomi di Caligola e Nerone, nel mirino per le loro manie assolutistiche (laddove Svetonio era fondamentalmente un nostalgico della vecchia Repubblica). Anche Roma aveva dunque le proprie celebrità di cui sparlare ma la maldicenza, al pari di una malattia infettiva, colpisce incurante della nobiltà di sangue; è del 79 d.C. un’iscrizione su un muro di Pompei che riporta “Marcello ama Prenestina e non è considerato”.
Il Medioevo aveva il suo campione della chiacchiera in Liutprando da Cremona, storico e vescovo in attività poco prima dell’anno Mille. Pur appartenendo al clero (o forse proprio per questo) i suoi bersagli preferiti furono i papi e i loro scandali sessuali. Menestrelli e trovatori divennero in quel periodo i cantori delle corti, divulgando con un umorismo non privo di trivialità i costumi sessuali e le scappatelle di re e signori; le cronache rosa divennero un vero e proprio argomento letterario dove l’amore si confondeva con il sesso, come nel caso dei celeberrimi Paolo e Francesca, noti ai più in quanto protagonisti del V canto dell’Inferno di Dante Alighieri.

Biagio Picardi

Bottone Radici

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