C’è un filo che lega le colline di Lucca ai boschi della Garfagnana e alle segherie della Versilia: la capacità di trasformare la materia in intelligenza. Carta, marmo, musica, sogni, tutto qui prende forma con la stessa pazienza antica.

a cura della redazione

La carta e la materia

A Capannori e Porcari, il futuro si fabbrica con la carta. È qui che è nata Sofidel, una delle “multinazionali tascabili” (piccole e medie imprese, ndr) italiane, leader europea del settore tissue (tutti i prodotti di carta destinati all’uso igienico e sanitario), che da un laboratorio familiare ha costruito un impero da oltre novemila dipendenti. La provincia di Lucca è oggi la capitale italiana della carta: più di trecento imprese, migliaia di lavoratori, e un saper fare che unisce tradizione e tecnologia. La fabbrica qui non è mai solo industria, è cultura materiale, misura, continuità.

Gli artisti e la grazia

Questa provincia non vive solo di numeri, è anche terra di artisti e di visionari, di gente che ha saputo unire mente e cuore. Da Luigi Boccherini, compositore e violoncellista che portò la musica lucchese nelle corti europee nel Settecento, al poeta Giosuè Carducci (Premio Nobel per la letteratura nel 1906, ndr), fino all’aeronauta Vincenzo Lunardi, che nel 1784 fu il primo italiano a sollevarsi in mongolfiera.

Nel Novecento, la grazia dall’attrice Stefania Sandrelli, la voce e le parole del giornalista e scrittore Romano Battaglia, le fotografie del grande reporter Romano Cagnoni hanno continuato a dare un volto a questa provincia capace di poesia e rigore.

E poi ci sono i luoghi che custodiscono la memoria della creatività: a Barga, la casa di Giovanni Pascoli, dove la poesia è ancora una forma di ascolto; a Coreglia Antelminelli, il Museo della Figurina di Gesso, testimonianza di un’arte che ha fatto il giro del mondo; a Pietrasanta, città d’artisti e scultori, dove il marmo diventa linguaggio universale. Tutti capitoli di una stessa storia: quella di una terra che crea senza ostentare.

La memoria e la dignità

Ma il carattere lucchese non si misura solo nel lavoro o nell’arte. Esiste una ferita che lo attraversa e gli dà profondità: Sant’Anna di Stazzema. All’alba del 12 agosto 1944, tre reparti delle SS, affiancati da miliziani fascisti locali, risalirono i sentieri sopra Stazzema e accerchiarono il borgo. In poche ore, 560 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, furono trucidate, molte arse vive nella chiesetta del paese. Era una rappresaglia cieca contro i civili, accusati di sostenere i partigiani che operavano nella zona. L’intero paese fu raso al suolo. Sant’Anna è stato dichiarato Parco nazionale della Pace nel 2000, e nulla è stato ricostruito artificialmente: solo il silenzio, i muri anneriti e l’ossario che raccoglie i resti delle vittime.

Il Museo storico della Resistenza, inaugurato nel 1982 dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, accoglie scolaresche e visitatori da tutta Europa. Camminare qui non è turismo, è un atto civile. Ogni agosto, tra i castagni, si rinnova la promessa di ricordare, contro ogni ritorno della barbarie.s

Tutto in questa provincia sembra obbedire a una regola antica: la misura. Misura nei gesti, nelle parole, nella capacità di fare bene le cose senza gridarle. In un Paese che spesso dimentica, Lucca continua a ricordare, lavorando, creando, resistendo.