Una passeggiata sulla cinta muraria. Alla scoperta degli artigiani del Fillungo, delle opere dello scultore e ceramista Luca Della Robbia, dei laboratori del buccellato, dei musei, delle torri medievali e dei festival affollatissimi di musica e fumetti. Per chiedersi infine: di chi è la città? Dei lucchesi, dei turisti, del mondo?

CECILIA FABIANI / MERIDIANI

Varcando una delle nove porte di accesso al centro di Lucca, dopo aver attraversato il grande prato, ci si lascia alle spalle il tempo. Le mura, che cingono la città, si ergono per 12 metri di altezza e 30 di larghezza, delineando un percorso ad anello di oltre 4 chilometri di passeggiata sopraelevata, separandola e proteggendola da ciò che è fuori. Sì, perché a Lucca esiste un dentro e un fuori: solo il 10 per cento dei residenti del comune toscano, circa 8mila su 80mila, vive all’interno della cinta muraria. Ed è proprio questa chiusura a definire il carattere della città. Una fortificazione realizzata inizialmente in epoca romana, poi medievale, infine, nella versione in cui la vediamo oggi, rinascimentale, a scopo militare, ma mai usata come tale. Le mura, la demarcazione tra interno ed esterno, sono il giardino dei lucchesi: 96 ettari di verde pedonale dove svolgere qualsiasi attività.

Si cammina sotto tigli, platani, liriodendri, aceri, ippocastani, lecci. C’è chi passeggia, chi porta il cane, chi chiacchiera, chi studia, chi corre, chi si allena, chi va in bicicletta, in monopattino o su quadricicli per turisti, chi legge, chi studia, chi fa il picnic. C’è chi si ferma a bere o mangiare nei pochi caffè presenti negli edifici storici lungo il percorso, adibiti per lo più ad accogliere attività e associazioni per il bridge, per i pellegrini, per i lucchesi nel mondo, per la musica e per i balestrieri. Le tradizioni medievali, con rievocazioni storiche, musicisti con tamburi e sbandieratori, sono all’ordine del giorno in qualsiasi festività.

I sosia di DUSTIN Hoffman e la tromba di CHUT Baker

Fare uno o più giri di mura a Lucca è un obbligo quasi quotidiano; il punto perfetto per osservare dall’alto la città. Partendo da Porta Santa Maria, si incontrano la basilica di San Frediano, dalla bella facciata in mosaico, con all’interno la fontana lustrale e opere di Jacopo della Quercia, accanto all’elegante Caffè Santa Zita. Seguono il Real Collegio, sede di eventi, e il sei-settecentesco Palazzo Pfanner, set cinematografico per eccellenza: Dal Marchese del Grillo di Mario Monicelli, con Alberto Sordi, a Ritratto di signora di Jane Campion con Nicole Kidman, e recentemente Lucca mortis di Peter Greenaway con Dustin Hoffman. Un film dedicato a Lucca e girato nei lunghi mesi invernali, in cui, oltre al grande attore, in città era possibile incontrarne i sosia.

Il giro continua con viste sulla clinica e sul carcere, squarci di vita quotidiana. Da qui, nel 1961, si poteva sentire la tromba di Chet Baker, detenuto per oltre un anno per tossicodipendenza. La Manifattura Tabacchi, un grande edificio in abbandono, a testimonianza della tradizione del sigaro e delle sigarette toscani, ci ricorda che non è ancora tornata a nuova vita.

Segue il Duomo, dedicato a San Martino, dove ammirare il Volto Santo, Cristo sulla croce ligneo di origine orientale (oggetto di un recente e profondo restauro), probabilmente scolpito alla fine del VII secolo o, al più tardi nel IX secolo, di cui Dante parla nell’Inferno. Ci si può anche ammirare il monumento funebre in marmo di Ilaria del Carretto, scolpita e resa immortale da Jacopo della Quercia nel ‘400 in un sonno ristoratore ed eterno.

Poi l’Orto botanico, che cambia colore con ogni stagione, i campanili e le molte torri, a partire da quella dei Guinigi, insolito simbolo della città, che sembra uscita da una fiaba, su cui svetta un gruppetto di lecci. Se dall’alto delle mura si sposta lo sguardo verso l’esterno il panorama cambia: accompagnano la vista l’Appennino Tosco-Emiliano, lo stadio, il vecchio ospedale, il Monte Pisano, e soprattutto, i viali e lo sviluppo urbano avvenuto nell’Ottocento.

Il bagliore dell’arcangelo

Più verso l’interno del centro storico, nel cuore della città, non visibili dalle mura, si trovano alcuni monumenti e luoghi di grande interesse: tra tutti, la famosa piazza Anfiteatro, di epoca romana e dalla forma ellittica, oggi tristemente svilita dalle troppe attività di ristorazione e souvenir, che ne impediscono la lettura nella sua integrità.

Piazza San Michele, con la sua chiesa spesso confusa con il Duomo, è protetta dall’alto dall’Arcangelo. La statua in marmo nasconde un piccolo segreto, un bagliore visibile solo da alcuni precisi punti della piazza, meglio se di notte, di cui nessuno vi svelerà il mistero, ma che tutti i lucchesi amano osservare. Per vederlo, portatevi spalle alla chiesa, a sinistra, verso piazza Napoleone, all’angolo del marciapiede sul tombino, e alzate gli occhi verso la statua.

Al suo interno, poi, San Michele ospita la Madonna con bambino, terra cotta smaltata di Luca Della Robbia, e una notevole opera del 1483 di Filippino Lippi, la Pala Magrini raffigurante quattro santi.

Siamo a pochi passi dalla grandiosa piazza Napoleone, con i suoi platani, voluta da Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, principessa di Lucca e granduchessa di Toscana, in epoca francese. Qui – per essere in Francia manca solo il gioco delle bocce – si svolgono i maggiori eventi.

Il Fillungo, la via dello shopping, una sorta di corso con lo struscio di paese e di turisti, attraversa il centro storico, le piazze, le vie, collegandole tra loro come un vero e proprio fil rouge.

In tutto il centro, le grandi marche e catene si alternano a realtà e prodotti locali e internazionali, ovvero glocal, come la pelletteria coloratissima di Mywalit, i profumi di Acqua dell’Elba, le camicerie di origine artigianale. L’artigianato, purtroppo, è sempre più raro, presente da Maraviglie, in piazza San Francesco, che vende preziosi lavori di ceramisti, orafi e artigiani italiani, da La Tessenda, con i lavori a telaio, e da Calliphora, che realizza borse a mano, rigorosamente in cuoio toscano.

Anche il Caffè Di Simo, sempre sul Fillungo, è un pezzo della storia della città (la sua apertura è datata 1846, ndr). Già frequentato dal cittadino più illustre di tutti, il Maestro Giacomo Puccini, come dai poeti Giovanni Pascoli, Giosuè Carducci e Giuseppe Ungaretti. Peccato che dalla chiusura di questo caffè storico nel 2012, legata a questioni di agibilità e a diatribe legali, la situazione non sia ancora risolta. Poco distante, si può visitare il Museo-casa natale di Puccini.

Lucca non valorizza le sue eccellenze, perché non ne è consapevole: stretta tra la notorietà e le bellezze di Firenze e il turismo giornaliero di massa di Pisa. Con i suoi monumenti, le sue chiese, le torri, gli edifici medievali e rinascimentali e la cinta muraria, potrebbe, e dovrebbe, puntare più in alto, molto più in alto, come fa, pur senza grande dote, la piccola, colta, Pietrasanta.

Progetti al mercato del Carmine

I am Bob. Bob from California” mi risponde il simpatico americano di mezza età (a cui in realtà ho chiesto in italiano il nome del suo cane, un boxer che porta a passeggio), dopo averlo incontrato in fila per il pane e poi a bere il caffè, al Sole, bar di napoletani. Ci tiene ad aggiungere che si è trasferito qui. Se fino a dieci anni fa, Lucca non faceva parte degli itinerari turistici, oggi è una meta ambita. Oltre al toscano, passeggiando per il centro storico, si sente parlare l’inglese. Complice l’emigrazione dalla Garfagnana verso Paesi quali Australia, Canada, Stati Uniti, Scozia, e il ritorno, almeno in estate, delle seconde e terze generazioni. Influisce, inoltre, la scelta di questa zona, dal clima mite e a tratti piovoso, dunque molto verde, come seconda patria di anglofoni.

Il tema del turismo che cambia il volto di Lucca è al centro del progetto per il recupero del mercato del Carmine. Una storia lunga, che vede il mercato coperto al centro della città, al suo massimo splendore negli anni Cinquanta, attivo fino al Duemila, e da lì in poi solo a scartamento ridotto. “Oggi, grazie a un bando del Comune, vinto da un gruppo di quarantenni con la Fondazione 4223, si riparte dal cuore della città, puntando a un percorso di qualità di vita”. A raccontarci il progetto è Stefano De Ranieri, titolare, con la moglie e cuoca Sole, del ristorante del circuito Slow Food Il Mecenate. “Mi hanno coinvolto perché si vuole realizzare un mercato agroalimentare, con pescheria, macelleria, cibi e prodotti di qualità, rigorosamente locali, oltre a botteghe artigianali, enoteca e osteria che giornalmente utilizzi le rimanenze del mercato nel suo menu”. Apertura prevista entro il 2026.

Lucca Comics, tanta musica

La città punta agli eventi, di ogni genere, di cui Lucca Comics & Games rappresenta senza dubbio il più importante. Ovunque in Italia e all’estero si dica Lucca, il pensiero corre subito al celebre festival. In città dal 1966, ovvero dalla seconda edizione del Salone internazionale dei Comics, si svolge annualmente durante la festa dei Santi e dei Morti, i primi di novembre, e vede la pacifica e rispettosa invasione del centro storico da parte del popolo del fumetto, delle anime, dei manga (275mila biglietti venduti nell’edizione 2024). Gentili nerd si spostano tra i padiglioni, creati per ospitare mostre ed eventi, mentre sulle mura, nelle piazze e nelle vie si cammina a fatica tra i cosplayer, un mondo a parte, fatto di personaggi in costume, che affascinano, stupiscono, ci trasportano altrove. Alla fine della settimana la città è sfinita, stanca, vuota, in uno stato che io definisco “post comics”. Chiusi, o in ferie, bar, ristoranti, negozi e attività in genere.

Il secondo posto in classifica tra i più amati eventi cittadini spetta senza dubbio al Lucca Summer Festival, che dal 1998 ospita i grandi nomi della musica internazionale, da Bob Dylan a Eric Clapton agli Stones, ai più noti artisti italiani, in piazza Napoleone e a volte anche nel prato fuori le mura.

Si trova in piazza del Giglio, girato l’angolo, l’elegante Universal Hotel, un tempo Hotel Universo, sul cui davanzale di una finestra venne immortalato Chet Baker con la sua magica tromba. La musica! Gira e rigira si torna sempre lì. La musica è uno dei temi principali della città, a partire dal Maestro Puccini, passando per Luigi Boccherini e l’istituto a lui dedicato, fondato da Giovanni Pacini nel 1842, al liceo musicale, ai concerti nelle chiese, a iniziative quali Lucca Jazz Donna.

Antiquariato, piante e storici DELL’arte

Il mercatino dell’antiquariato è l’immancabile appuntamento mensile, che per due giorni si svolge tra piazza del Giglio e del Duomo e nei vicoli intorno. Ad attirare annualmente molti visitatori contribuiscono anche VerdeMura e Murabilia, dedicate a fiori e piante, edizioni primaverile e autunnale. Tra le ultime novità, il Pianeta Terra Festival, diretto dal biologo Stefano Mancuso, legato a ecologia, clima, alimentazione, ha già fatto parlare di sé in due sole edizioni.

Ma al di là degli eventi temporanei e ciclici, Lucca ha due musei nazionali, il Museo di Villa Guinigi (museo della città e del suo territorio, ndr) e il Museo del Palazzo Mansi (importante pinacoteca, ndr).

Tra le realtà culturali spicca anche la Fondazione Ragghianti, con sede nel complesso monumentale di San Micheletto, con mostre ed eventi di grande qualità, purtroppo poco seguiti dai lucchesi. Nemo profeta in patria, Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti dal 2016, commenta: “I cittadini lucchesi hanno in generale poca abitudine alla fruizione dei musei. Nonostante ciò i numeri non sono proprio bassi. Il centro studi e ricerca, nato nel 1981 e dedicato ai due storici dell’arte (Licia e Carlo Ludovico Ragghianti), con le sue varie attività – mostre, conferenze, pubblicazioni, biblioteca e archivi – conta tra i 15 e i 20mila utenti, ai quali si aggiungono i 1500 bambini dei laboratori”.

Piccolo è bello? “Sì, alle volte la provincia può essere foriera di qualità”.

La toponomastica della felicità

Bellissimi i nomi delle vie: tra tutti, la mia preferenza va a via Streghi, al maschile, oltre alla quasi ironica via di Mezzo. Ma stupiscono anche il politicamente scorretto via Diversi o le fiabesche via delle Chiavi d’Oro, via Corte delle Uova, vicolo dello Stellino, via dell’Angelo Custode, vicolo della Felicità. Nomi che rimandano all’infanzia e che a tratti generano fantasmi, come la via del Bastardo e la via Buia. Ma la toponomastica a Lucca è oggetto di modifiche, vince la lingua parlata. Piazza Napoleone è detta piazza Grande, e piazza San Salvatore diventa piazza della Pupporona, a causa della statua raffigurante una Naiade, e seno nudo, che sormonta la fontana disegnata dall’architetto Lorenzo Nottolini. Qui e nelle molte altre fontane della città i lucchesi vengono a riempire le bottiglie di acqua, proveniente dalla benefica fonte di Guamo. E il cibo? Ogni luogo ha il suo. A fare la parte da leone ci sono i tordelli lucchesi (ravioloni ripieni di carne), la garmugia (una zuppa stagionale) e le rovelline (carne panata e al pomodoro). E poi i dolci. Le fazioni si dividono tra gli estimatori del buccellato, dolce all’anice, e quelli della torta agli erbi, perché fatta con le bietole. Mentre il pan di ramaino, un po’ punitivo, è riservato alla quaresima. Molte le pasticcerie, come Taddeucci o Pinelli.

E il pane? Anche qui, più scuole di pensiero. Si va dal Giusti o dal Casali? Il primo dietro San Michele, il secondo verso la Torre Guinigi. La fila è lunga uguale, ma la focaccia cambia un po’. Perfetto gustarla sull’erba delle mura, o comodamente in terrazza all’ultimo piano, punto di osservazione privilegiato sulla città, alto e panoramico. Chiuso o aperto, come una terrazza vera e propria, ideale per cene, ritrovi, ma anche come biblioteca, studio, pensatoio. Con la vista che spazia a 360 gradi, l’attico è l’emblema di una città contemplativa. A Lucca ti rifai gli occhi.

C.F.


Torri e campanili, uno spettacolo a volo d’uccello

Una piccola Manhattan. Doveva essere uno skyline davvero notevole, quello di Lucca nel Medioevo, quando all’interno delle mura si ergevano decine di torri: 130 quelle censite nel corso della storia. Di questo patrimonio oggi resta ben poco, ma di enorme suggestione. Due torri, che sono comunali, e tre campanili, quasi tutti con la possibilità di salita per vedere la città dall’alto.

La più frequentata è la torre di Palazzo Guinigi (230 gradini, 44 metri di altezza), inconfondibile per il boschetto di sette lecci che ne corona la terrazza sommitale. Il palazzo sottostante, imponente dimora del XIV secolo, è stato restaurato nel 2024.

La Torre delle Ore è la più alta (50 metri, 207 gradini): si chiama così perché dal 1752 il suo orologio, realizzato dal ginevrino Louis Simon, batte le ore dei lucchesi.

Aperti al pubblico anche due campanili: quello della cattedrale di San Martino, che domina la zona sud della città, con vista sulla statua dell’arcangelo San Michele, la cinta muraria e l’acquedotto ottocentesco; e più di recente, il campanile della basilica di San Frediano, sul lato nord, con panorama su piazza Anfiteatro.