Domanda posta da Lisa Parisi

L’interruzione del lavoro per protesta è attestata fin dall’antichità. Il più antico sciopero (conosciuto) risale ai faraoni egizi. Durante il regno di Ramses III, nel XII sec. a.C., gli operai che lavoravano a Deir el-Medina (vicino all’odierna Luxor) cominciarono a protestare contro il ritardo nella distribuzione del cibo, che costituiva la paga, e delle creme per proteggersi dal sole. La vicenda, raccontata in un papiro conservato al Museo egizio di Torino, si concluse con la vittoria degli operai. E non solo. Il faraone decise anche di istituire una figura che in futuro controllasse il regolare adempimento della consegna della paga.
Nell’antica Roma esisteva una protesta particolare, la secessio plebis (la “secessione della plebe”): per rivendicare i propri diritti, i plebei abbandonavano in massa la città, chiudendo le botteghe. In occasione di una di queste proteste Menenio Agrippa, politico del V secolo a.C., pronunciò il suo noto discorso sulle braccia (il popolo) che devono collaborare a nutrire lo stomaco (il senato). Il concetto di sciopero era noto anche in Grecia. Nella commedia Lisistrata di Aristofane (V sec. a.C.), le donne fanno lo “sciopero del sesso” per convincere i mariti a concludere la guerra del Peloponneso.