Quando il “Padrino” si siede al ristorante

Nel 2014, il giro d’affari della cosiddetta agromafia, la criminalità organizzata legata al mondo dell’alimentazione, è aumentato del 10% raggiungendo la spaventosa cifra di 15 miliardi di euro; sempre nel 2014, oltre 160 operazioni delle forze di polizia hanno bloccato enormi flussi di commercio, via Internet, di finti prodotti italiani sul mercato europeo.

Nell’epoca del mondo globale e sempre connesso, anche nel settore agroalimentare Internet è divenuto un canale centrale ed è proprio lì che i “pirati alimentari” stanno colpendo. Il mercato online dei prodotti made in Italy vale più di un miliardo, nessuna sorpresa dunque se il Ministero delle politiche agricole ha stretto accordi anche con eBay, la celebre casa d’aste online, per intensificare i controlli. Sia la produzione che la distribuzione dei nostri alimenti, oggi è fortemente influenzata dalla criminalità organizzata. Come? Lo spiega uno studio Coldiretti: “Vengono acquistati – da parte della mafia – imprese, alberghi, attività commerciali, soprattutto nel settore della distribuzione, creando di fatto un circuito vizioso e realizzando appieno lo slogan dal produttore al consumatore”. Si calcola che i ristoranti in mano alla mafia siano almeno 5.000, i quali oltre a riciclare il denaro guadagnato illegalmente grazie ad altre attività criminose, allo stesso tempo smerciano prodotti alimentari contraffatti, non solo in Italia ma anche in Inghilterra e Germania. Una spaventosa catena di montaggio a delinquere che rischia di rovinare il lato migliore della nostra esportazione.

Giovanni Canzanella

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