Berlusconi: Cavaliere ma non troppo

Nel 1977 Silvio Berlusconi era un giovane imprenditore di belle speranze. Aveva appena assistito all’inaugurazione di Milano 2, la nuova città che lo avrebbe reso famoso. Ancora non possedeva né televisioni né giornali. Non aveva potere politico e doveva ingegnarsi – a suon di favori e amicizie – per attirare le simpatie degli inamovibili governanti dell’epoca. Eppure, a soli 41 anni, era già il Silvio Berlusconi che conosciamo oggi: spavaldo, ambizioso, rampante. L’innata grandeur del futuro presidente del Consiglio emerge in modo prepotente dal documento che state per leggere: una lettera autografa, che per oltre trent’anni è rimasta sepolta in un cassetto. Si tratta del curriculum vitae di Silvio Berlusconi, scritto di suo pugno dall’ambizioso imprenditore, quando, nella seconda metà degli anni Settanta, decise di proporsi come Cavaliere del lavoro.
Per ottenere l’ambita onorificenza Berlusconi si rivolse a Ezio Cartotto, un giovane dirigente della Democrazia Cristiana che molti anni più tardi avrebbe contribuito alla fondazione di Forza Italia. È stato lo stesso Cartotto, durante un’intervista, a consegnare all’autore di questo articolo il singolare documento, che finalmente può essere reso pubblico. “L’idea della lettera fu mia” racconta Cartotto. “Conoscevo Silvio fin dai primi anni Settanta. Mi ero offerto di fare da tramite tra lui e Carlo Donat-Cattin, che all’epoca era ministro del Commercio e apparteneva al mio stesso partito: le candidature degli aspiranti Cavalieri dovevano passare dalla sua scrivania. Così dissi a Berlusconi: ‘Scrivi il tuo curriculum. Io lo consegnerò al ministro, e faremo in modo che ti conceda il titolo’. Lui si mise subito al lavoro: era entusiasta, ci teneva moltissimo”. Ma la modestia del futuro leader, evidentemente, non andava di pari passo col suo genio imprenditoriale. Al contrario: “Per compilare questo documento, Silvio restò sveglio un’intera notte” continua l’ex politico Dc. “Poi venne da me e me lo fece leggere. Ricordo che rimasi a bocca spalancata. Gli dissi: ‘Guarda, se io mando questa cosa a Donat-Cattin, tu il cavaliere del lavoro non lo fai più’.
Carlo Donat-Cattin era stato partigiano durante la guerra. Era un uomo che veniva dalla plebe, una persona perbene. Non aveva mai preso tangenti, odiava la corruzione e l’affarismo. Se avesse ricevuto quelle pagine, che erano intrise del peggior berlusconismo ante litteram, molto probabilmente le avrebbe fatte a pezzi. Insomma: andò a finire che il curriculum di Silvio lo riscrissi io. Berlusconi, da quel giorno, diventò il Cavaliere”. Ed ecco come il Cavaliere descriveva se stesso, 17 anni prima di conquistare la presidenza del Consiglio:

“Ideatore e realizzatore di Milano 2, l’unità urbana che per prima in Italia è stata realizzata completa di tutte le opere di urbanizzazione, e la prima città al Mondo in cui è stato affrontato e risolto il problema delle auto. Conosciuto all’estero e spesso invitato per conferenze e consulenze su temi di carattere urbanistico, e specialmente per il nuovo modo da lui ideato di progettare le città, tenendo conto della presenza delle automobili. Si continua infatti a progettare nel 1977 come nel 1877, senza tener conto del mutamento avvenuto per l’invasione delle macchine. Il dottor Berlusconi, nato a Milano, è di antichissima famiglia milanese. Milanista dalla nascita e calciatore in erba, avendo disputato campionati con le squadre giovanili, laureato in legge col massimo dei voti all’Università statale di Milano, premio Giannino Manzoni per la pubblicità, ha avuto una carriera che ha del favoloso. È entrato a far parte di una impresa di costruzioni come addetto commerciale. In brevissimo tempo diventa direttore generale. Forma poi una equipe con la quale si fa promotore di realizzazioni importanti, come una città di 4mila abitanti a Brugherio e un’altra di 10mila abitanti, da tutti oggi ammirata, quale Milano 2. Il dottor Berlusconi è oggi consulente internazionale delle più importanti società immobiliari del mondo, con l’equipe di giovani architetti – l’architetto Ragazzi e altri – è chiamato anche da governi stranieri e comunità municipali che lo invitano a realizzare nuove città o centri urbani satellite. Il dottor Berlusconi è un uomo di una proverbiale riservatezza: sono pochissimi fra gli stessi abitanti delle sue città a conoscerlo. Amico personale di Agnelli, Ursini, Mezzagora, Borghi e Fabbri, stimato presso tutti gli ambienti finanziari e nell’ambiente bancario, è un lavoratore infaticabile e trascorre molte ore della notte al lavoro. Stupisce i suoi collaboratori per l’infaticabile lena che lo anima, tiene le fila di tutti i suoi progetti, che entusiasticamente crea senza lasciare alcuno in sospeso. Uomo di solida cultura per il suo buongusto, mette un’impronta di signorilità in tutte le sue realizzazioni. Amante dell’arte, possiede un’importante collezione di dipinti del Cinquecento e del Settecento. Sono molti coloro che per il suo dinamismo e la sua concretezza lo paragonano a Rizzoli, ai Mondadori. Dotato di un’eccezionale carica umana e di un’istintiva simpatia, è un trascinatore di uomini, è un grande realizzatore”.

Sono trascorsi 36 anni. Silvio Berlusconi, per la sesta volta in due decenni, si è candidato alla presidenza del Consiglio. “Sono l’unico a mantenere le promesse” ha detto. “Sono un uomo buono e giusto”. Come dire: le stagioni passano; il Cavaliere è sempre lo stesso.

Andrea Sceresino

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