“La fiaba è un modo di parlare del mondo, di entrare nella realtà anziché dalla porta, dal tetto, dal camino o dalla finestra” raccontava in un’intervista Gianni Rodari, uno degli scrittori per l’infanzia più amati e letti dal giovane pubblico italiano di ieri e di oggi. Quest’anno, per celebrare il centenario della sua nascita, esploreremo il mondo immaginifico delle sue storie e delle sue filastrocche, ma cercheremo anche di raccontare le teorie e la personalità di un uomo che, nascosto dietro rime e stornelli, è rimasto a lungo sconosciuto ai suoi lettori.

Gianni Rodari. Io sono, noi siamo…

Cominciamo da qui, dall’immagine del piccolo Gianni Rodari all’età di otto anni che, nascosto tra le casse di pasta del magazzino del forno paterno ad Omegna, sul Lago d’Orta, in una mano stringe una fetta di pane e cioccolata e nell’altra una copia del libro Cuore, di Edmondo De Amicis, un classico della letteratura italiana per l’infanzia del primo Novecento. Ai suoi piedi, uno dei gatti di casa, trovatelli paterni, giocherella con i lacci delle sue scarpe.
In una semplice immagine dell’infanzia dell’autore, troviamo già il forno e i gatti, tematiche che saranno ricorrenti nei suoi scritti una volta adulto, quando diventerà Gianni Rodari il maestro, poi il giornalista e infine lo scrittore per l’infanzia, ad oggi l’unico italiano ad aver vinto nel 1970 il premio Hans Christian Andersen, il più prestigioso riconoscimento attribuito alla letteratura per bambini.

Francesca Vinciguerra