L’attacco portato da papa Francesco prima di Natale, nella Sala Clementina contro le “malattie” della Curia romana fa pensare, come nell’immagine riflessa in uno specchio, ai mali della politica italiana. A guardarci dentro è facile trovarvi il senso di un’acuta e coraggiosa condanna dei mali e delle malattie del nostro paese.

Eppure il Papa non parla all’Italia, ma ai Cardinali, ai vescovi della Curia romana ormai in preda alla conservazione di privilegi e di potere.
Il discorso papale tenuto prima di Natale, passerà alla storia come il vademecum di ciò che non bisogna fare in politica. C’è di tutto: la condanna della vanagloria, del carrierismo, della sete di potere, dell’avidità materiale, della durezza di cuore, delle trasgressioni sessuali. Sembra l’analisi degli ultimi venti anni di politica italiana.

Leggendolo in controluce, scorrendo l’elenco dei 15 peccati (tanti!) denunciati dal Papa, si ha l’impressione che parli di peccati più propriamente politici. La patologia del potere, il “complesso degli Eletti” – come lo chiama Bergoglio – cioè il narcisismo di chi nella sua funzione dirigente non si accorge dei più deboli e bisognosi. E ancora, l’“impietrimento” mentale di chi diventa una macchina di pratiche, scordandosi dei cittadini.
Ma soprattutto, e non è la prima volta che lo fa, Francesco si scaglia contro quanti nella Chiesa e nel mondo restano attaccati alle astrattezze dottrinarie e ideologiche pretendendo di possedere la verità. E allora il Papa usa un crescendo di denuncia: “Addomesticare, pilotare, rinchiudere” la verità.
Io non ho mai visto un Papa accusare la sua Curia di “Alzheimer spirituale”: malattia gravissima per Bergoglio, un vero e proprio handicap i cui sintomi sono la creazione di “muri intorno a sé” e la soggezione alle proprie visioni immaginarie, ai propri idoli. Chissà se sia opportuno parlare anche di una patologia simile per certe nostre classi dirigenti: “Alzheimer democratico”.

Rocco Femia

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