Nel 2003 l’Accademia della cucina italiana, festeggiando i cinquant’anni di attività, ha ripercorso la storia del cibo della Penisola con una convinzione: non si può guardare al futuro senza tornare indietro, con il pensiero, a quello che siamo stati e abbiamo mangiato in passato. Ai soldati che hanno bussato alle porte dei contadini con aria minacciosa. O ai nipotini che osservavano le nonne, al mattino, impastare con gli avanzi dei giorni già andati. E a tutti i riti che in Italia come nel resto del mondo univano le famiglie in quel giorno di quel mese, per vendemmiare, far scorta di salsa di pomodoro, uccidere il maiale e “non buttare via niente”. A Expo, l’1 settembre scorso, come segno di pace e di dialogo, undici rappresentanti delle maggiori religioni del mondo si sono incontrati per benedire il cibo ognuno secondo il proprio rito e firmare la Carta di Milano e i suoi principi: sostenibilità, lotta allo spreco e rispetto per tutti gli esseri viventi. Con loro c’erano 68 differenti Paesi guidati da un bambino ucraino, una bimba croata e un piccolo egiziano, raccolti in una lunga preghiera laica nel tempo in cui di altri bambini restano soltanto le immagini. Nella seconda e ultima parte del nostro viaggio alla scoperta delle specialità regionali italiane, così, il rito del cibo ci racconta di paure e gioie, di ricchezza e povertà. Dell’Italia e dei suoi visitatori.

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Biago Picardi

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Né à Lagonegro, petite village de la Lucanie, Biagio Picardi se déplace à Milan après le diplôme de Sciences de la Communication et devient journaliste et commentateur sportif en écrivant pour Eurocalcio, Vero, Di Tutto, Extra et Stop. Dans ses 15 ans de carrière, il a été collaborateur avec plusieurs revues (Focus Storia, Donna Moderna, Playboy) et il a ainsi interviewé des personnage de hautes niveau comme Giulio Andreotti et Alda Merini, Marcello Lippi et Giorgio Bocca, Steve McCurry et Pippo Baudo.