Chi sono questi due?

Chi sono? Da dove vengono? Chi fu l’autore e perché sono finiti in fondo al mare? Il mistero dei Bronzi di Riace è aperto.

È il 16 agosto del 1972 quando un subacqueo romano, Stefano Mariottini, fa un “macabro” ritrovamento. Mentre è in immersione a 8 metri di profondità nelle acque di Marina di Riace (Reggio Calabria), avvista una mano che spunta dal fondale sabbioso. Scavando nella sabbia trova ancora qualcosa: un volto, un corpo. Anzi due, uno coricato sulla schiena e l’altro adagiato su un fianco. Sono statue di bronzo alte quasi due metri. Nei giorni successivi i sommozzatori delle forze dell’ordine fanno riemergere i due omoni di metallo con corde legate a palloni pieni d’aria. E mentre i calabresi per primi ammirano la bellezza delle due statue, storici, critici e archeologi cominciano a farsi qualche domanda. Perché sono lì? Chi rappresentano? A che epoca appartengono? Chi ne è l’autore? E, non diversamente da quello che fanno gli inquirenti nel caso del ritrovamento di un cadavere, gli esperti cominciano a indagare. Gli ingredienti del giallo archeologico, infatti, ci sono tutti.

Per prima cosa viene analizzata la “scena del crimine”, ma la perlustrazione del tratto di mare che costeggia la provincia di Reggio non dà gli esiti sperati. Del relitto della nave che trasportò il prezioso carico nemmeno l’ombra. Probabilmente le statue caddero in mare a seguito di una delle tempeste che in questa parte del Mediterraneo si scatenano violente anche sottocosta. Oppure furono buttate in mare, come estremo tentativo dell’equipaggio di salvarsi (cosa che probabilmente non avvenne, dal momento che le statue non furono mai recuperate). Anche la rotta rimane un mistero. Forse la nave era partita da una città della Magna Grecia, come Taranto o Crotone. O, partita dalla madrepatria greca, era diretta in qualche colonia dell’Italia…

Federica Ceccherini / Focus Storia

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