L’Agenda Monti arriva su carta, diventa un programma di governo con lo slogan “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa”. C’è anche già un sito web, per ora vuoto: www.agenda-monti.it . Ma i contenuti sono già stati in gran parte anticipati dal Professore durante la conferenza stampa.

1. “Non distruggere ciò che con grandi sacrifici si è fatto”

Quindi rispetto delle linee guida dell’Europa. Evitare misure demagogiche come togliere l’Imu sulla casa o ridurre altre tasse.

2. Lavoro

Drastica semplificazione normativa, corpus di regole più semplice e snello per attirare investimenti. Senza perdere niente in garanzie die lavoratori e tutela dei diritti. Superamento del dualismo tra lavoratori protetti e non protetti, ridurre a un anno al massimo il tempo massimo di passaggio da un’occupazione a un’altra, facilitando il passaggio dei lavoratori tra imprese. Spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva, favorendo un maggiore collegamento della retribuzione alla produttività, secondo il modello dell’accordo (non firmato dalla Cgil) dell’ottobre scorso.

3. Giustizia

Niente leggi ad personam. Rafforzamento della disciplina del falso in bilancio e di quella sul voto di scambio. Trattamento della materia della prescrizione. Una disciplina sulle intercettazioni e regole più robuste sulla prevenzione del conflitto di interessi.

4. Costi della politica

La spending review non è bastata, da completare, a cominciare dalle Province. Ma il più grande costo della politica è quello delle decisioni non prese o di quelle prese pensando agli interessi di breve periodo.

5. Equità

Lotta alle rendite, maggiore concorrenza e riforma del sisma fiscale. Completare la riforma dell’Avvocatura (quella appena approvata è completamente sbagliata, rafforza i poteri della corporazione invece di ridurli). Crescita ed equità attraverso le liberalizzazioni.

6. Donne

Per la crescita, lo sviluppo e l’equità serve un salto di qualità nel modo in cui vediamo la donna nella società italiana. Da un punto di vista demografico prima di tutto: c’è un tasso di nascite troppo basso. Un Paese che non guarda al futuro non fa figli, e un Paese senza bambini non ha futuro. Una politica di pari opportunità può generare un punto di Pil (15 miliardi).

 

Cambiare la politica

L’asse destra-sinistra conserva la sua dignità ma non è più la distinzione fondamentale. La divisione più importante è quella che passa per i temi “volontà di cambiamento ed Europa”.