Sono passati nove anni da quando Luciano Pavarotti ci ha lasciati. Con la sua voce, i duetti, i concerti-evento e la sua stessa presenza, ha portato la lirica in giro per il mondo, dando nuova vita alla tradizione del belcanto italiano. A proseguirne l’opera oggi è la Fondazione che porta il suo nome, creata dalla moglie Nicoletta Mantovani che ci ha aperto le porte della Casa Museo di Modena dedicata all’artista e che ci ha raccontato com’è nato il progetto Belcanto, spettacolo che vede impegnati dodici artisti selezionati proprio nel ricordo del Maestro Pavarotti.

Qual è l’eredità più grande che ci ha lasciato Pavarotti?

Sicuramente un’incredibile estensione vocale e poi una grande generosità e la capacità di far sentire la persona che aveva di fronte come la più importante del mondo.

Qual è la missione di Belcanto?

È un progetto destinato a valorizzare i giovani della Fondazione Pavarotti più pronti nella voce e nella capacità di stare sul palcoscenico. Inoltre vogliamo avvicinare più persone possibile alla lirica, proprio come ha fatto Luciano portando l’opera nelle arene, negli stadi, nei grandi parchi.

Pavarotti ha sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani?

Sì, agli inizi della carriera era stato aiutato da un Maestro che gli dava lezioni gratuitamente. Così lui ha voluto insegnare a qualsiasi giovane che bussasse alla sua porta. A me e a i suoi collaboratori, quindi, è sembrato che il modo migliore per ricordarlo fosse proprio creare una Fondazione che desse una possibilità a chi lo merita.

Biagio Picardi

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