Anche quest’estate la politica italiana non mi ha dato modo di annoiarmi durante il mio soggiorno in patria. Uno degli argomenti che hanno tenuto banco, oltre alla condanna definitiva di Berlusconi per frode fiscale da parte della Cassazione (ci tornerò più avanti) è quello dell’Imu, la famigerata tassa sulle proprietà immobiliari che, dalle elezioni in poi, è diventata il pallino di Berlusconi e del suo partito (e c’è da sorprendersi, per uno che possiede decine di case sparse per il mondo?).

Il mese di agosto si chiude proprio con l’annuncio, da parte del governo, di una serie di provvedimenti finanziari che prevedono, tra le altre cose, l’eliminazione delle rate Imu previste nel 2013 e la sua sostituzione, dal 2014, con altri tipi di tassazione. Ora, nel merito ho fatto parecchia fatica a capire, leggendo i giornali italiani, i dettagli di questa manovra, e sfido chiunque a spiegarmeli. In realtà, quello che si evince, dai media, è semplicemente che la promessa fatta da Berlusconi in campagna elettorale è stata mantenuta dal governo Letta, e quindi indirettamente dal Partito Democratico.

La semiologia Giovanna Cosenza, ad esempio, riporta sul suo blog le prime pagine di tutti i principali quotidiani italiani del 29 agosto, ed è impressionante vederne l’uniformità: con qualche sparuta eccezione contengono tutti praticamente lo stesso titolone a tutta pagina « abolita l’Imu ». E questo indipendentemente dallo schieramento o dalle preferenze politiche del giornale. E’ logico che, poi, nelle pagine interne, si troveranno articoli di approfondimento che trattano i dettagli della manovra e che, probabilmente, esprimono la posizione del giornale sulla questione. Non so se esistono studi specifici sull’impatto dei titoli, nella stampa, rispetto al contenuto degli articoli, per la costruzione dell’opinione pubblica, ma ho il sospetto che sia grande. Innanzitutto, perché praticamente nessuno compera e legge tutti i giornali in commercio, o anche una parte di essi, ma in compenso può, passando davanti a un’edicola, vedere la maggior parte dei titoli delle prime pagine. Poi perché si tratta di oggetti costruiti proprio (anche tipograficamente) diversi livelli di lettura, di cui quello dei titoli è quello più superficiale,che consente l’approfondimento minore, ma verosimilmente quello su cui si sofferma maggiormente l’attenzione dei lettori, quantitativamente e qualitativamente. Basti pensare a come leggiamo un giornale: a parte rari casi, di molti articoli, se non la maggior parte, leggiamo prima il titolo, i sommari, e poi, solo se l’articolo ci interessa, il contenuto. Per questo ritengo che le redazioni dei giornali abbiano grandi responsabilità nella fabbricazione delle idee, forse più di quanto se ne rendano conto.

 

E qui veniamo alla seconda parte di questo post. Da tempo sono infatti convinto che l’ascesa al potere di Berlusconi, e soprattutto la sua permanenza, siano dovute meno alle sue qualità intrinseche che alla percezione che gli italiani si sono costruiti di lui, nel bene e nel male. Non si può semplicemente essere in accordo o in disaccordo con lui: l’Italia si divide in quelli che lo adorano e in quelli che lo detestano al massimo grado. Tanto i primi quanto i secondi, spesso, sono vittime di un complesso berlusconiano per cui il personaggio diventa, per gli uni, insostituibile e per i secondi l’emblema di un ostacolo quasi insormontabile, che ingloba in sé tutti i mali dell’Italia. Il risultato è che tutti ne parlano, e ne parlano come un essere eccezionale, nel bene o nel male, lavorando insieme alla costruzione di un « mito » berlusconiano che, questo sì, lui è assai bravo a sfruttare. Quante volte, anche su giornali di sinistra, viene presentato come un « grande comunicatore » (mentre le sue prestazioni, davanti a un vero contraddittorio, sono decisamente penose), come una « macchina da elezioni » (mentre il suo partito, alle scorse elezioni, ha perso più di 6 milioni di voti)?

Per dare un po’ di sostanza a queste mie impressioni, mi sono divertito a contare i titoli principali di alcuni quotidiani italiani (il Corriere della Serala RepubblicaIl Giornale Il Fatto quotidiano) nel mese di agosto (un mese, è vero, in cui Berlusconi, a causa della condanna della Cassazione, ha tenuto banco) e i risultati mi sembrano eloquenti (le prime pagine possono essere viste qui).  Su 30 numeri usciti in agosto, il processo Berlusconi ha avuto più della metà dei titoli su tutti i giornali (23 sul Fatto, 22 sul Giornale, 21 sulla Repubblica, 17 sul Corriere), ed è interessante notare che un giornale ‘moderato’, ma tendente al centrosinistra, come la Repubblica non si distingue da altri giornali più schierati (e meno obiettivi). Ancora più impressionante, poi, è il numero delle volte in cui Berlusconi viene citato nel titolo (18 sulla Repubblica, 12 sul Fatto, 9 sul Giornale, 7 sul Corriere). In questo caso, i quotidiani di sinistra la fanno da padrone. Addirittura, la Repubblica riporta « Berlusconi » nel titolo principale due volte di più del Giornale. Certo, è difficile argomentare in maniera oggettiva sulle cause e sugli effetti di questo martellamento, ma, anche nel caso dei giornali schierati a sinistra, l’effetto è quello di essere davanti a una sorta di ossessione. Se ne parla male, di Berlusconi, certo, ma comunque se ne parla, continuando a farne il perno della propria comunicazione, e di conseguenza della vita politica (e della vita tout court) dell’Italia.