La linfa dei migranti riporta in vita i piccoli borghi italiani

Migranti a Petruro Irpino

Prendiamo un borgo, anzi, un paesino in provincia di Avellino, minuscolo ed inerme se comparato alle montagne che lo circondano e che ospita a stento 200 residenti, per lo più persone anziane. Non è una vista così insolita in questa parte della Campania, in un entroterra roccioso tanto affascinante alla vista quanto aspro; qui la natalità è pressoché zero, il vociare dei bambini è un ricordo lontano mentre l’asilo è diventato un edificio polveroso e solitario, le finestre come orbite vuote che fissano il deserto. Il borgo in questione si chiama Petruro Irpino, più simile ad una città-fantasma che ad uno di quegli adorabili paesini di montagna che vediamo negli sceneggiati televisivi.

Petrurio Irpino

Petrurio Irpino (Avellino)

A Petrurio Irpino tutto è silenzio, silenzio e funerali secondo la calzante definizione di uno degli abitanti, almeno fino all’arrivo di Victory, Testimony, Marvellous, Shiv, Rajvir con la moglie Meher e tutti gli altri. Sono siriani, nigeriani, richiedenti asilo, gente in fuga dalla guerre e che hanno riportato in vita questo villaggio fantasma. Con il loro arrivo, l’asilo riaprirà le porte dopo vent’anni di inattività e per le strade si sente di nuovo lo scalpiccio dei piedi dei ragazzini che giocano a pallone, insieme agli incanutiti ex minatori che vivono qui da talmente tanto tempo da essere ormai un tutt’uno con le strade e gli edifici di pietra. Sembra una fantasia ma è tutto vero, tutto possibile grazie alla Caritas di Benevento ed al suo progetto Rete dei comuni del Welcome. Ecco quanto si legge sul sito ufficiale dell’iniziativa:

Welcome è la reciprocità tra chi accoglie e chi arriva, è la reciprocità tra chi offre un servizio e chi lo riceve, è la qualità di una relazione calda piuttosto che la qualità di una prestazione di servizi. Welcome è il nuovo nome di welfare, è forse l’unico vero cambiamento che manca per il futuro dei piccoli centri abitati di entroterra. Chi abbandona questi piccoli centri sono gli italiani in cerca di una migliore collocazione per le proprie esistenze, chi li trova sono migranti che si sono messi in marcia verso un indistinto occidente per una nuova vita

Petruro non è il solo comune interessato da questo entusiasmante fenomeno: Chianche, Rocca Bascerana, piccoli centri che rischiavano di scomparire stanno ritornando in vita con l’arrivo di queste giovani famiglie, e scalda il cuore sentire il sindaco sindaco di Rocca Bascerana, Roberto Del Grosso, dire con chiarezza: «L’integrazione c’è stata, possiamo ospitarne altri».

I migranti si organizzano, seguono corsi di formazione, aprono attività agro-alimentari, fanno la spesa nei negozietti locali, ridanno respiro ad un’economia che stagnava da decenni. Molti di loro attendono lo status di rifugiati e molti scelgono di restare, per prendersi cura dei borghi che li ospitano, per lavorare nei vigneti.
Per riappropriarsi, al termine di un viaggio drammatico, della loro dignità, in qualsiasi lingua scelgano di pronunciare questa parola.

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Giovanni Canzanella

Giovanni Canzanella

Redacteur et webmaster de RADICI

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