Un quadro del Caravaggio mai ritrovato

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La cercano dal 1969, ma la Natività di Caravaggio resta il caso aperto più clamoroso nella storia dei furti d’arte.

Questa storia comincia in una notte buia e tempestosa di 46 anni fa, nell’ottobre del 1969. È un lugubre venerdì 17, con lampi, fulmini e un diluvio che non permette di vedere a un palmo dal naso. Palermo è deserta. I ladri agiscono indisturbati, non si sa bene con quali complicità, forse su commissione di un collezionista senza scrupoli o di qualche boss mafioso. Oppure si tratta solo di ladruncoli che sperano di arricchirsi con una delle tele più famose di Michelangelo Merisi da Caravaggio: la Natività coi santi Lorenzo e Francesco d’Assisi. Un dipinto che si trova sopra l’altare dell’Oratorio di San Lorenzo dal 1609. Il giorno successivo, il 18 ottobre, nel primo pomeriggio le custodi, le sorelle Gelfo, oltrepassano la soglia della chiesa e rimangono agghiacciate: la grande tela (quasi 3m x 2m) è scomparsa. Volatilizzata. A questo punto deve essere rintracciato il direttore dell’Oratorio, poi il Sovrintendente che si trovava fuori Palermo (all’epoca non c’erano i cellulari) e così si perde tempo prezioso. Le forze dell’ordine vengono, infatti, allertate solo dopo 12 ore, dando un notevole vantaggio ai ladri.

Anche se l’ipotesi del “venerdì 17” – giorno ritenuto particolarmente sfortunato in Italia – è suggestiva, in realtà non si sa con certezza quando il quadro sia stato trafugato, poiché la chiesa veniva aperta dalle custodi una volta a settimana, per la messa.

In tutti questi anni le indagini per il ritrovamento della preziosa tela si sono svolte a più riprese, legando il furto anche a importanti vicende storiche del nostro Paese: ora la guerra di mafia dei corleonesi nella Palermo degli Anni ‘70, ora il terremoto in Irpinia del 1980, e perfino la spinosa questione della trattativa Stato-mafia e del “papello” degli Anni ‘90 [documento in riferimento all’accordo tra elementi di “Cosa nostra” e pubblici ufficiali dello Stato italiano, ndr]. Della preziosa tela di Caravaggio si sono occupati giornalisti, critici d’arte, infiltrati della polizia; ne hanno parlato nei processi alcuni pentiti di mafia, tra cui Francesco Marino Mannoia e Gaspare Spatuzza.

La Natività fu dipinta nel 1609 negli ultimi avventurosi mesi della vita di Caravaggio, fuggiasco, condannato a morte e ricercato dalla polizia (ma un’altra ipotesi la vuole dipinta nel 1600). E da allora è sempre stata lì, sopra l’altare dell’Oratorio palermitano.

La prima pista battuta dalla polizia fu quella del furto su commissione per il mercato nero. Il giornalista Mauro De Mauro scrisse pochi giorni dopo il furto sul quotidiano palermitano L’Ora: “I tagli presumibilmente verranno effettuati dai vandalici ladri per collocare, separatamente, il volto deliziosamente illuminato della Madonna, l’angelo e le testine dei due Santi in adorazione. Le indagini, val la pena ripeterlo, sono oltremodo difficili perché l’ambiente dal quale presumibilmente provengono gli esecutori materiali del furto è vastissimo: qualsiasi giovinastro in pratica può essere stato assoldato per l’occasione”.

Nei mesi successivi, però, nella città siciliana inizia una nuova sanguinosa guerra di mafia che porterà i corleonesi al vertice di Cosa Nostra. Lo stesso De Mauro sparì la sera del 16 settembre del 1970 (forse rapito da Cosa Nostra) e di lui si persero le tracce per sempre. In questo clima inevitabilmente le indagini per la tela rallentano.

Federica Ceccherini

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