Dopo il successo riservato all’anteprima della serie tv L’amica geniale, il Festival di Venezia parla ancora italiano con l’arrivo sul red carpet de La profezia dell’armadillo, film tratto dall’opera omonima del celebre fumettista italiano Zerocalcare.

Liberamente ispirato alla sua controparte illustrata, il film racconta la vita e le debolezze di Zero (alter ego di Zerocalcare, sia nei modi che nell’aspetto), interpretato da Simone Liberati. Questi è un disegnatore con pochi mezzi, che vive ai margini della periferia romana con tutte le conseguenze che ciò comporta: degrado, sporcizia, personaggi ambigui. Zero viene raggiunto dalla notizia della morte di Camille, vecchia compagna di scuola e primo amore del protagonista, mettendo in discussione le sue poche certezze, rafforzandone i dubbi e acuendone il disagio.
Un disagio che però viene in qualche modo frenato da un enorme armadillo antropomorfo, suo amico immaginario, tanto goffo e maldestro quanto saggio e comprensivo, voce della coscienza (o più semplicemente del buonsenso) del disagiato Zero.

Zerocalcare

La curiosità del giorno è che Zerocalcare, l’artista dell’opera originale, ha preferito non mettere piede al Lido, motivando il suo gesto con delle vignette pubblicate direttamente sul suo profilo Facebook il cui senso finale è, come dice lo stesso Zerocalcare, « Nun me rompete er c… ».
Il fumettista romano lascia intendere che libro e film sono due opere ben diverse, ciascuna con i propri pro e contro, e che ogni accostamento tra le due sarebbe inutile, tanto più che il film è « liberamente ispirato » all’opera illustrata.
Il film è realizzato da Emanuele Scaringi e prodotto da Fandango.

Oltre a La profezia dell’armadillo, Zerocalcare (il cui vero nome è Michele Rech) ha scritto e disegnato numerosi libri, tra cui i più noti sono Kobane calling (2015) e Macerie prime (2017) e collabora con riviste e quotidiani, come Internazionale Repubblica.