La creazione di una nuova rubrica sui blog de l’Espresso mi dà l’occasione di discutere del modo in cui la lingua italiana, e più in generale le questioni linguistiche, vengono trattate dai grandi media, e di come la visione della lingua che ne emerge influenzi e sia contemporaneamente influenzata dal « sentire comune » che si ha sui medesimi argomenti.
La rubrica a cui mi riferisco si intitola L’antilingua, è stata inaugurata il 7 maggio scorso ed è curata dal pubblicitario e esperto di comunicazione Davide Guadagni. E qui ho voglia di fare una prima osservazione: esperto di comunicazione non significa necessariamente esperto di lingua, e viceversa. Così come la lingua non è l’unico strumento di comunicazione che abbiamo a disposizione, comunicare non è l’unica funzione che la lingua ha. Il titolo del nuovo blog fa riferimento ad un famoso articolo di Italo Calvino (in foto) pubblicato sul Giorno del 3 febbraio 1965, in cui lo scrittore se la prendeva, lui sì con grande acume e profondità, in particolare con il linguaggio burocratico e più in generale con le mode linguistiche. Il suo scopo è per l’appunto, come recita la fascia di presentazione che lo accompagna, è di « scovare e raccogliere le parole (le frasi) inascoltabili. Ne siamo circondati. In tv, sulla stampa, sul web, in riunione e nei nostri dialoghi quotidiani il pericolo è sempre in agguato ».

Il proposito può essere anche lodevole, ma già la prima serie di parole proposta con le relative definizioni conferma il rischio che si poteva temere, ossia che l’operazione si risolva in una serie di lagnanze su parole, frasi, espressioni scelte arbitrariamente perché ritenute brutte dal curatore del blog, o dai lettori che le segnalano. Le « parole inascoltabili », come vengono definite (in realtà non solo parole) vengono presentate sotto forma di lista alfabetica e con brevi definizioni, che magari sono anche divertenti e argute, ma non dicono niente dal punto di vista linguistico. La lista è eterogenea, comprende alcuni cavalli di battaglia di quelli che potremmo chiamare i « linguisti da salotto » (oggi prevalentemente « da tastiera »), come assolutamente no (o assolutamente sì) o attimino, e altre entrate che sono decisamente sorprendenti, come ineludibile e innovativo, che personalmente non vedo proprio cosa abbiano che non va.
Molte delle definizioni, come succede spesso in questi casi, suggeriscono che quello che non piace all’autore è piuttosto il concetto che ci sta dietro, che la parola che lo esprime (si vedano, ad esempio, le definizioni di approssimazioni successive o di ineludibile). Non dico che il rischio dell' »antilingua » non sia reale, anzi. Ma gli strumenti per combatterla dovrebbero essere piuttosto quelli dell’approfondimento e dell’analisi delle ragioni e dei modi in cui certe parole e certe espressioni si sono diffuse in certi ambiti, e, naturalmente, anche quelli della pratica. Visto però che la critica ai luoghi comuni (linguistici e non solo) rischia di diventare, paradossalmente, il peggiore dei luoghi comuni, non capisco a che cosa potrebbero servire operazioni come quella di cui sto parlando, se non ad amplificare l’effetto di superficialità che riguarda molte delle cose che circolano su Internet, col rischio di cadere negli stessi errori che si vogliono denunciare. Come si dice in francese, l’arroseur arrosé
Per fortuna, ci sono anche eccezioni. Per farmi un po’ di pubblicità, nell’introduzione a L’italien, la vie d’une langue (edito da Editalie) dicevo che, se i linguisti si prendessero più spesso la briga di parlare anche al grande pubblico, non lascerebbero il monopolio delle discussioni linguistiche ad altre categorie di persone che a volte hanno idee brillantissime, ma altre volte si fanno guidare da considerazioni ideologiche, estetiche, etc. Un bell’esempio di divulgazione linguistica fatta da veri linguisti è una trasmissione di Rai 3 (radiofonica), che va in onda tutti i sabati alle 14, La lingua batte. La conduce un bravo linguista, Giuseppe Antonelli, e ad ogni puntata ospita interventi di esperti (veri) della lingua italiana, che, tra le altre cose, danno consigli di grammatica e di stile, quasi sempre con uno stile non prescrittivistico e attento alle evoluzioni della lingua. Guarda caso, in una delle ultime puntate che ho ascoltato si trattava proprio uno degli esempi messi all’indice da L’antilingua, quello delle particelle no e  precedute da assolutamente. Lascio immaginare ai lettori quale fosse la posizione che veniva espressa.

Insomma, se proprio dovete scegliere, podcastatevi piuttosto qualche puntata de La lingua batte.